Riflessioni

Riflessioni (41)

A vedere come è ridotto il parco delle rimembranze di "San Lorenzo", i cannoni della Prima guerra mondiale, i secolari e maestosi pini su cui erano apposte le targhe commemorative dei caduti di Arena, Acquaro, Dasà e Dinami, Gaetano Corrado, il benefattore che concesse il terreno e s'impegnò per la realizzazione del parco, e gli stessi caduti cui è dedicato, si staranno rivoltando dalla tomba. Pochi ed inconsistenti gli interventi che, negli anni, si sono realizzati a tutela del sito. Altrimenti non si spiegherebbe l'incredibile degrado in cui versa. In questo stato di cose, nei giorni scorsi si è aperta sul noto social network Facebook, un'inutile diatriba tra gli abitanti di Dasà, alla cui confraternita del Rosario appartiene la proprietà dell'area, e quelli di Arena, nel cui comune la stessa ricade, in ordine all'appartenenza dei cannoni. Inutile diatriba, perché, che appartengano ad Arena, a Dasà o, come attesterebbero alcuni documenti dell'epoca, a tutti e quattro i comuni citati, il reale problema è che l'area versa in condizioni pietose e necessita di un tempestivo recupero. Al riguardo, Gabriele Corrado, sindaco di Dasà, pur amareggiato per lo stato in cui versa il parco, ha chiaramente parlato di impossibilità per le casse dell'ente ad intraprendere qualsiasi azione. D'altronde, siamo in piena recessione. Tuttavia è da evidenziare un'importante iniziativa intrapresa da Corrado e volta alla tutela di "San Lorenzo" dove, tra l'altro, si troverebbero, nascosti da sterpaglie, i ruderi di un antico convento Basiliano che potrebbero essere riportati alla luce. Nel gennaio del 2011 e, precedentemente, nel novembre 2010 infatti, il primo cittadino scrisse all'allora premier Silvio Berlusconi ed al presidente Giorgio Napolitano. Il primo non si fece vivo. Questa, in sintesi la lettera di Corrado al secondo: "Signor presidente, il paese che mi onoro di rappresentare, diede un grande apporto in termini di vite umane nella Grande guerra. Alla fine del conflitto, il mio paese ed altri tre limitrofi, ebbero in dono dallo stato, in segno di riconoscenza, quattro cannoni, col compito di custodirli in onore e gloria dei caduti. Questi sono stati posti nel parco delle rimembranze "San Lorenzo", realizzato a memoria delle future generazioni. Ora il sito presenta i deterioramenti del tempo, ed anche i cannoni stentano a mostrare il ricordo di quel dono costato molti morti. Al fine di fermare tale degrado, ho pensato di rivolgermi a lei quale supremo rappresentante dell'unità del Paese, affinché questo ente possa essere gratificato di un contributo da destinare al ripristino del sito e dei suoi reperti, per consentire ai miei concittadini di perpetuare il ricordo dei nostri caduti". Una lettera accorata, che non ha lasciato insensibile il presidente Napolitano, il quale si è attivato, presso i vari enti per informazioni sul caso. Tra gli altri, la Prefettura di Vibo che, a sua volta, ha informato della vicenda l'assessore regionale alla Cultura Mario Caligiuri, il quale, assicurando "l'impegno istituzionale della Regione a valorizzare il patrimonio culturale" ha attivato i dirigenti per i beni culturali dell'ente. Risultato? è tutto fermo, ed i cannoni ed i pini e, soprattutto, ciò che rappresentano, continuano a marcire nell'indifferenza generale. L'appello, a questo punto, va all'assessore Caligiuri affinché, con i fatti, si adoperi per salvaguardare e recuperare il parco di "San Lorenzo" come luogo della memoria. Quella memoria che rende viva la storia. Quella memoria che nessuna crisi, o recessione, possono permettersi di oscurare. Perché, senza di essa, non ci potrà essere alcun futuro. Fine

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Del 26/02/2012

Lunedì, 28 Novembre 2011 16:15

Vagliela a spiegare la Calabria, qui a Bruxelles

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Qui a Bruxelles la pioggia fa meno male. La prima triste constatazione di chi vede la Calabria dall'esterno, come me durante questa mia esperienza lavorativa nel cuore dell'Europa, è la rassegnazione di chi ormai è abituato a tutto: le ultime devastazioni causate dalle precipitazioni stagionali aprono una ferita profonda in chi vive in Calabria, ancor di più se si pensa ai morti ed ai milioni di euro di danni che ogni anno fa il maltempo da Lagonegro a Villa San Giovanni. Un male stagionale, così come stagionali sono le precipitazioni e le piogge che si abbattono sulla nostra regione.

Cosa ci permette, quindi, di non essere in grado di affrontare l'ordinario? Per quale strana ragione qualsiasi cosa succeda diventa emergenza? E' questa una delle più grosse contraddizioni della nostra terra, che rende a noi calabresi, giovani e non, difficile spiegare a tutto il resto d'Italia, d'Europa, del mondo, spiegare perché nonostante tutti gli aiuti e i sussidi ci troviamo ancora in coda ad ogni graduatoria. Lavorare a Bruxelles vuol dire anche questo: dover spiegare l'inspiegabile, dover trovare una ragione valida e plausibile ad un ponte che crolla sotto il peso dell'acqua, in una terra che ancora grida vendetta per i morti del camping "Le Giare" di Soverato e che come ogni inverno deve affrontare "l'emergenza pioggia". Il bollettino ogni anno parla di paesi inghiottiti dal fango, collegamenti interrotti, morte e devastazione: una regione che si definisca "civile", una politica realmente al servizio del cittadino, dopo la prima volta avrebbe fatto in modo che tutto questo non fosse mai più accaduto. In Calabria purtroppo tutto questo non accade: la pioggia, nella punta d'Italia, da amica degli agricoltori e benefattrice dei campi diventa nemica del territorio, si trasforma in falce nera che tutto avvolge e porta via con sé. Perché, però, nel resto del mondo non succede? Perché paesi come il Belgio, costantemente falciati dalle precipitazioni atmosferiche, non convivono con emergenze di questo tipo? Cosa ci impedisce di affrontare la normalità?

E' questa la difficoltà più grande: trovare un perché. Parli con un ragazzo di Sarajevo e ti dice che, a pochi anni dalla conclusione da una delle guerre più sanguinose degli ultimi anni, loro sono pronti ad entrare in Europa con una economia salda, che gli permetterebbe di posizionarsi ben fuori dall'obiettivo convergenza (gli aiuti destinati alle regioni che hanno bisogno di mettersi al pari con l'Europa, che la Calabria spreca da anni senza ottenere un benché minimo risultato), mentre tu pensi che nei tuoi paesi ai lati del marciapiede spesso c'è la spazzatura, perché dopo anni di "emergenza" ancora non sappiamo che fine far fare ai nostri rifiuti. Pensi che l'ufficio di rappresentanza della sua regione è una piccola stanza con due computer al secondo piano di un palazzo, che organizza ogni tipo di attività senza mai fermarsi un attimo ed allargandosi sempre più alle altre nazioni, mentre quello della Regione Calabria si trova al centro di Schumann, nel cuore della politica europea, ma è desolatamente chiuso ed inattivo da non si sa quanto tempo ormai, nonostante l'affitto sia stato pagato anticipatamente anche per tutto il 2013.

Guardi le strade ampie, i treni che ti collegano in ogni parte della nazione in meno di un'ora, osservi i mezzi del trasporto pubblico passare senza soluzione di continuità e, soprattutto, scopri quasi con sorpresa che qui tutti non solo pagano il biglietto, ma sono abbonati.
Aveva ragione Banfield quando, parlando del Sud Italia, teorizzò il "familismo amorale" e disse che il problema era, soprattutto, culturale: perché di quell'abisso culturale di cui ci siamo nutriti in questi anni è figlia anche la politica che non solo non trova le risposte adeguate, ma che nemmeno dimostra di volerle cercare. Nemmeno il consenso interessa più alla classe dirigente calabrese: per quello ci sono i boss, che stando alle risultanze dei procedimenti giudiziari sono il principale bacino elettorale a cui si rivolgono, come questuanti in cerca di carità, inconsapevoli di essere burattini in mano ad un gioco molto più grande di loro che avvelena le loro terre e i loro figli.

La Calabria da Bruxelles è un pugno in pieno stomaco, un gancio al fianco che toglie il respiro: non basta lodare la buona cucina, il sole, i paesaggi da favola e le bellezze artistiche e naturali di una terra troppo bella per essere vera. Aprire un giornale, vedere quello che accade, è troppo anche per chi ha ancora la speranza di vedere cambiare la propria terra: l'amarezza e la frustrazione vanno di pari passo con la rabbia che ti porta il sentirti impotente, troppo piccolo. Capisci in un solo secondo perché sei andato via e perché, nonostante tu raccolga sempre delle importanti soddisfazioni, il tuo primo pensiero è sempre rivolto a quel lembo di terra racchiuso tra Jonio e Tirreno.

Qualche anno fa, un ristoratore di Cetraro alle prese con dei turisti inglesi mi chiese di aiutarlo in una traduzione immediata: i suoi clienti volevano sapere perché una terra così bella vivesse in quello stato di abbandono. Quando tradussi la loro domanda, mi guardò con uno sguardo carico di amara rassegnazione: "Raccontagli questa storia: di' loro che quando Dio creò la Calabria, si rese conto che tra la bellezza delle coste ed i paesaggi sconfinati delle sue montagne, aveva fatto un lavoro troppo bello, e che per compensare la disparità con tutto il resto d'Italia creò i calabresi". Ho tradotto tutto, ma dopo il risolino amaro della comitiva la rabbia dei miei vent'anni si scagliò contro il proprietario del ristorante: "Ne riparleremo quando, prendendo un treno o un aereo per lasciare casa tua, ci ripenserai", mi disse. Aveva ragione, su tutta la linea: ma spero vivamente che la mia generazione sia in grado di non far ascoltare mai più ai ventenni del domani una frase del genere.


Francesco Rende
(articolo pubblicato su Il Quotidiano della Calabria il 26/11/2011)

http://www.malitalia.it/2011/11/vagliela-a-spiegare-la-calabria-a-bruxelles/

Domenica, 20 Novembre 2011 17:43

Così la demenza corre sul web

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Un gruppo creato dai fedeli di Natuzza Evolo violato da "imbelli-hacker"

Imbecillità e blasfemia allo stato puro. è quella che, dalle primissime ore di venerdì, inneggia su facebook, dove, il gruppo "Natuzza Evolo santa subito", aperto immediatamente dopo la morte della mistica di Paravati da alcuni fedeli per ricordarne la figura, cui attualmente aderiscono oltre 18 mila membri, è stato letteralmente preso di mira da un manipolo di imbelli-hacker (hacker imbecilli) che si sono sostituiti ai curatori, iniziando a lasciare messaggi blasfemi di ogni genere, fuori dalla portata di qualsiasi uomo dotato, al di là della fede religiosa, di un minimo di materia celebrale. «Questo gruppo è stato conquistato dagli "ackess" Frati Bestemmianti. Ora il gruppo è sotto il nostro dominio. Ogni vostro tentativo di ribellione sarà inutile, stolti cristianacci. Il Cristianesimo tramonterà…». Questo è il messaggio di presentazione, o, quantomeno, la parte riproducibile di esso, con cui i "nuovi amministratori del gruppo", ne hanno annunciato, appunto, la conquista. E poi, bestemmie, immagini pornografiche e sconce, messaggi contro Dio, i santi e la stessa mistica e quant'altro passibile di urtare la decenza e la tolleranza umana, sono stati rilasciati a raffica a partire dalla due di notte circa, da utenti con nomi e immagini di profilo altrettanto improbabili: Don Rodrigo, Don Francesco Mangiabigotti II, Alberto Castagna Bestemmiante, Imperatore Suinissimo, Sigismundo Brass, Don Rodney Strasser, Andrò Inparadiso; solo per citare quelli pronunciabili. «Padre Pio e Natuzza uniti per l'eternità tra le fiamme infernali». è solo una delle tante non riproponibili frasi partorite da menti senza un briciolo di materia grigia e pubblicate sulla bacheca del gruppo dove, è inutile dirlo, si è scatenata l'ira degli iscritti, che hanno subito provveduto a diffondere la notizia tra i membri di Facebook, invitando tutti ad uscire dal gruppo e segnalare la violazione ai responsabili del social network. Ma, ciononostante, almeno sino alle 16 di ieri, il gruppo ha continuato ad essere comunque attivo ed a sfornare porcherie indicibili. Un evento inquietante perpetrato contro una figura dall'incontestabile caratura umana e religiosa, verso cui giornalmente si rivolge la devozione di centinaia di migliaia di fedeli che si contano al di là dei confini regionali, donna capace di suscitare l'interesse e l'ammirazione persino da parte del più miscredente, grazie all'affascinante aurea di dolcezza, mistero e fede che promanava carismaticamente, e lo fa tutt'ora, dal suo volto. Una circostanza gravissima anche in considerazione del fatto che, giornalmente, il mondo del web pullula di minori che andrebbero tutelati da simili accadimenti, impedendone in ogni modo il verificarsi e, qualora accadano ugualmente, intervenendo tempestivamente per la rimozione dello sconcio ed il ripristino della normalità. Utile strumento di socializzazione, incontro e condivisione tra amici, Faceebok incorre spesso in spiacevoli inconvenienti del genere, da parte di gente che di vitale ha solo il criceto che regna incontrastato nella propria scatola cranica, altrimenti vuota. Inutile ogni appello da parte dei "membri buoni" di smetterla di bestemmiare. A qualsiasi tentativo del genere, una nuova risposta da parte degli hacker con un'ulteriore bestemmia. Un eufemismo dire che la madre dei cretini è sempre gravida.

Valerio Colaci

Da Calabria Ora di sabato 19/11/2011

Mercoledì, 09 Novembre 2011 12:00

Ricordo il volo di un aquilone

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Rivado indietro nel tempo quando il cielo delle mie primavere era sempre azzurro e l'aria frizzantina ci stuzzicava con la smania di uscire, di correre all'aperto per i vicoli del quartiere sempre affollato.

Corse e nascondini fino a sera quando l'aria diventava dolce all'improvviso e ci faceva crollare di stanchezza.La mattina, poi, a scuola, non era mai un peso. Anche lì era bello stare e non ci si annoiava mai col nostro maestro.Sapeva come prenderci e nelle belle giornate di primavera non mancava mai una passeggiata al campo sportivo.Non distava molto dalla scuola. Pochi metri e c'eravamo già, ma per noi era pur sempre una passeggiata. Il campo non era altro che una distesa di terra battuta con qualche ciuffo d'erba qua e là e molte buche ai lati dove spesso

ristagnava l'acqua piovana, ma per noi bimbi era un posto splendido dove far volare le nostre fantasie.

Quante corse intorno a quelle porte sfondate! Il maestro tornava bambino insieme a noi e non sembrava mai stanco quando inventava giochi e formava le squadre per la partita di "palla prigioniera".

Quando s'alzava un pò di vento ecco allora la magia più bella: portava con sè l'aquilone che aveva costruito con pazienza e si divertiva con noi a farlo volteggiare sapiente. Le lunghe code colorate sventolavano birichine e curiose per poi diventare fiere e tirate, su, a sfidare il vento come a dirgli che, anche se di semplice e fragile carta velina, non avevano paura di nulla!

Quant'allegria c'era in noi in quei momenti. Non guardava mai l'orologio, anche perchè allora non dovevamo temere il cambio dell'ora di lezione. Capitava spesso che passassimo intere giornate lì all'aria aperta.

A sentire i miei figli, oggi, rimpiango che non possano avere la scuola di allora. Soprattutto quando la piccola, che va a scuola media, mi dice che ha passato tutte le ore seduta perchè la classe in punizione per una qualsiasi banalità, non si può alzare nemmeno a ricreazione…

Cosa ricorderanno della scuola se già la odiano e ci vanno malvolentieri? Tutto è pesante e noioso, mi dicono.

Io ci credo, ma non dico nulla. Sospiro tra me col rimpianto del passato, e col pensiero che i ragazzi d'oggi, troppo impegnati, siano pieni di nozioni che li lasceranno vuoti dentro…e forse non vedranno mai volare in cielo un aquilone, guidato dalle mani di un maestro.


Porteranno dentro il loro bagaglio, tanti ricordi, foto scattate col telefonino, gli sms, le mail fantasiose degli amici, i messaggi subliminali di facebook coi suoi gironi infernali, i link stupidi...

Cresceranno in fretta senza che ce n'accorgiamo, ma dentro, la viva sensazione che qualcosa manchi o si sia perduto per sempre.

Anna Maria Chiapparo (2011)

Domenica, 09 Ottobre 2011 02:55

Benvenuto in Calabria Sua Santità

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Benvenuto al sud Sua Santità. Benvenuto in Calabria. La regione dove, come in tutto il meridione, lo ha detto lei,

Martedì, 19 Luglio 2011 10:20

Uno strano viaggio...

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Che brutti scherzi fa la nostalgia...

L'altro pomeriggio, bambini al mare col papà ed io sola in casa, per caso apro lo street wiew e comincio ad osservare le immagini che si susseguono sullo schermo... Ah, la tecnologia moderna quante cose nuove ci ha portato!

Basta inserire una via e subito ti ritrovi là. Sembra tutto così reale, che man, mano ti ci perdi e non t'accorgi dello scorrere del tempo.

Dalla nostra bella piazza ho cominciato il mio viaggio virtuale cercando la vecchia via dove ho passato gli anni della fanciullezza.

Sembrava tutto come un tempo, ma il tempo invece ha inghiottito il passato, le voci, le risate e i giochi di bambini mai stanchi...i ricordi...

Mura annerite dall'umidità e finestre e porte sbarrate da anni. Silenzio irreale per vicoli che un tempo pullulavano di vita spesso concitata. Vasi abbandonati su balconi scrostati dalla pioggia. Ruggine ovunque e aria tetra che non solo sa di vecchio, ma soprattutto di fine.

Fine di tempi andati, fine di vite vissute, di giochi consumati a tutte le ore... Eppure a pensarci, non sono passati secoli da quei tempi, ma solo qualche anno.

Incredibile come cambiano velocemente le cose!

Ho scrutato molti angoli a me noti e seppur non presente fisicamente, mi è sembrato di risentire voci, passi conosciuti, risate e richiami allegri. Ho rivisto l'estate coi suoi ritmi alternati, le chiacchiere della sera calda e afosa che non dava tregua e noi a cercare gli angoli più freschi e ventilati.

Semplici gesti naturali che non vedo più da tempo come lo sbucciar legumi sedute fuori, in compagnia, tanto che tutti sapevamo cosa cucinavano i vicini aiutati anche dagli aromi che si spandevano per l'aria, dalle finestre spalancate. Sembravamo una piccola comunità dove ci aiutavamo a vicenda per qualsiasi cosa.

Mi sembra di sentire il profumo del pane caldo appena sfornato dal forno di "Richetta".

Il profumo del mosto caldo, bollito nelle lucide caldaie di rame. Il profumo dell'olio e della sansa che arrivava dal vicino frantoio...

E rivedo quei volti, quei gesti, sento quelle voci.

Il vecchio del passato è diventato nuovo, ristrutturato. Il nuovo di un tempo, abitato, vissuto, è diventato vecchio e abbandonato.

Forse sarà sempre così, ma continuando il mio viaggio virtuale ho visto molte case rinate, molti balconi fioriti e rigogliosi di quel verde intenso, mai stanco che solo da noi ho trovato.

Accanto ad interi quartieri chiusi in un silenzio tombale, ho rivisto palazzi cresciuti a dismisura, fino a non far entrare il sole nelle vie strette, strette. Ho rivisto qualche tenue novità ed ho rivisto le mie amate-odiate colline sempre lussureggianti.

Ho visto vecchi, ma anche giovani che hanno ancora voglia di sperare e scommettere su quelle antiche mura e in quelle rinnovate strade...ed il viaggio continua ancora...

Mercoledì, 29 Giugno 2011 16:43

Le lenzuola sporche

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Una giovane coppia di sposi novelli
andó ad abitare in una zona
molto tranquilla della città.
Una mattina, mentre bevevano il caffé,
la moglie si accorse, guardando attraverso la finestra,
che una vicina stendeva il bucato sullo stendibiancheria.

Guarda che sporche le lenzuola di quella vicina!

Forse ha bisogno di un altro tipo di detersivo...
Magari un giorno le farò vedere come si lavano le lenzuola!

Il marito guardò e rimase zitto.

La stessa scena e lo stesso commento
si ripeterono varie volte,
mentre la vicina stendeva il suo bucato al sole e al vento.

Dopo un mese, la donna si meravigliò

nel vedere che la vicina stendeva le sue lenzuola pulitissime,
e disse al marito:

Guarda, la nostra vicina ha imparato a fare il bucato!
Chi le avrà fatto vedere come si fa?

Il marito le rispose: Nessuno le ha fatto vedere;

semplicemente questa mattina,
io mi sono alzato più presto e, mentre tu ti truccavi,
ho pulito i vetri della nostra finestra !

Così è nella vita!

Tutto dipende dalla pulizia della finestra

attraverso cui osserviamo i fatti.
Prima di criticare,
probabilmente sarà necessario osservare
se abbiamo pulito a fondo il nostro cuore
per poter vedere meglio.
Allora vedremo più nitidamente la pulizia del cuore del vicino...

Dal web



Lettera aperta di una madre al Sig. Presidente della Repubblica Italiana



Eg. ed Ill.mo Sig. Presidente Napolitano,

So già in anticipo che questa mia non raggiungerà mai i suoi occhi, ma sa, ho il brutto vizio di scrivere tutto ciò che mi passa per la testa ed allora ho deciso di usare questo mezzo...chissà? Le vie del Signore sono infinite...

Intanto le dico che sono una mamma di mezza età che vive al sud, in Sicilia, ma figlia di quella bellissima ed incompresa terra che si chiama Calabria.
Sono una semplice casalinga, perché noi casalinghe siamo giudicate così, semplici, e forse ignoranti di tante cose. Eppure, anche noi siamo andate a scuola molti anni fa rispettando gli obblighi imposti dal ministero. Anche noi, con non pochi sacrifici, abbiamo cercato lavoro ai "nostri tempi"... Nemmeno noi, ne abbiamo spesso trovato ed allora abbiamo preferito accudire la famiglia ringraziando il Signore per il lavoro del marito, quando c'è e barcamenandoci tra precariato, mutui, bollette, tasse e così via.

Avendo modo di stare tanto tempo a casa, ma non sicuramente nullafacente con tre figli e un marito da accudire, ho modo di riflettere tanto ed anche se so che non mi fa bene, purtroppo è così. Ebbene, sì, rifletto! Ascolto, m'informo, leggo, guardo intorno, penso con la mia testa e scrivo pure!
Quanti brutti vizi, noi casalinghe che tra una stirata e una spolverata abbiamo tempo di fare ciò e molto altro ancora! Conosciamo anche Facebook, sa?
L'inferno odierno, l'ha definito qualcuno, la bolgia dei nullafacenti incalliti che ha creato un vero popolo: il popolo di FB.

Comunque, non sono qui per parlare di Fb, ma spero che piuttosto sia un mezzo per divulgare questo mio scritto.
Non sono in vena di notorietà od altro, ma semplicemente vorrei delle risposte da qualcuno, magari proprio da lei che rappresenta la nostra Patria.

Ecco, caro Presidente (mi scusi la confidenza), vorrei imparare ad educare i miei figli perché mi chiedo spesso se io sia o meno una buona madre perché
è una lotta giornaliera inculcare certi insegnamenti.

Io sono figlia di contadini ed abitavo in un paesino dell'entroterra calabro dove per i più, c'era solamente la terra. Quella terra tanto odiata che però è riuscita a farci costruire una casetta e a farci vivere decentemente e rispettosamente, sempre.
Ecco, vorrei sapere perché, oggigiorno sono cambiate tante cose.
Non so se riuscirò a spiegare bene cosa intendo, ma ci provo.

Vorrei sapere da Lei, Sig. Presidente come posso insegnare l'onestà, il rispetto, l'amore per la Patria e le istituzioni ecc. quando proprio ogni giorno, i media ci offrono spettacoli aberranti di qualsiasi genere?


Come posso insegnar loro ad essere educati e rispettosi, quando siamo costretti a vedere e sentire i nostri rappresentanti politici, scalciare come tanti tori nell'arena per il loro posto al sole e venire spesso insultati per le nostre scelte e motivazioni politiche?


A non odiare la scuola (perché a questo punto siamo arrivati, purtroppo), perché sta diventando una prigione senza catene che non inculca più null'altro che nozioni che si perdono nei meandri affollati. Come spiego che molte cose che io studiai trent'anni fa, le ricordo ancora e loro non ricordano nemmeno quelle dell'anno scorso? Io ho usato pochi libri e li ho divorati ingorda di sapere e conoscere perché non avevo enciclopedie ed internet era ancora un miraggio. Ora, già alle elementari studiano programmi pesantissimi ed ingarbugliati, che fanno stancare togliendo momenti allo svago di cui anche l'organismo ha bisogno. Passano intere giornate sui libri. Certo ci sono anche le eccezioni che non vogliono saperne della scuola, ma io parlo dei miei figli e sono certa che molte mamme si ritroveranno in questi miei pensieri.


State creando un popolo di eterni studenti che forse non sapranno mai nulla o poco della storia, geografia, matematica (tanto c'è internet), che invadono le città coi loro motorini rombanti e i telefonini, armi a doppio taglio; che non ascoltano più nessuno convinti di essere dei piccoli despota, creati dalle vostre leggi.
Arroganti di presunti diritti pur di stare a casa senza collaborare in nulla, magari fino a tarda età perché il lavoro non c'è o non si addice alle loro aspettative...

Sì, caro Presidente, sono all'antica perché ricordo bene che appena uscivo da scuola facevo in tempo a mangiare un panino, o addirittura lo mangiavo per strada, e correvo dai miei in campagna ad aiutarli anche se non mi piaceva ed odiavo quella vita. Ricordo il rispetto che avevamo per i più grandi e soprattutto per i maestri e professori a cui mai ci siamo permessi di dare del "Tu"...e ai nonni davamo del "Voi"...
Quando entrava qualcuno in classe ci alzavamo tutti a salutare e se il maestro diceva basta, era "basta".
Oggi so di studenti che ridono in faccia ai professori, li prendono in giro, li ricattano, li malmenano e non ascoltano più nessuno, senza contare il bullismo che ne è nato e gli atti di vandalismo. Non esiste più un monumento che non sia sfregiato dai loro scarabocchi e le aule scolastiche sembrano indossare il costume dell'inciviltà più assoluta...in eterno ormai...
Una cosa che ripeto sempre ai miei figli è che i nostri avi, ci hanno lasciato tesori inestimabili, noi, ai posteri lasceremo spazzatura e scorie radiottive sepolte.
Accampano solo diritti e noi genitori non sappiamo più come muoverci per paura delle istituzioni, ma uno sculaccione, che io sappia, non ha mai fatto male a nessuno, anzi! Ecco allora il risultato.

La delinquenza minorile, il fumo in tenera età, il bullismo, la droga...sono questi i mali odierni e nessuno fa nulla perché ormai è una via senza ritorno. Vorrei essere ottimista, ma non posso.


Parliamo del lavoro? Tutti studenti, magari laureati con immani sacrifici e poi?
Una volta s'imparavano i mestieri, anche per passatempo, in estate, e magari diventavano dei veri lavori. Oggi, nessuno prende più apprendisti fino ad una certa età e i disagi, gli stipendi elemosina, li sappiamo tutti...poi ci lamentiamo che non abbiamo più artigiani. Nella società del tutto perfetto a tutti i costi, è diventato tutto imperfetto e senza soluzione.

Ascoltando certe notizie che fanno inorridire, ho come l'impressione di essere arenata.
Sì, aivoglia a parlare di progresso ed innovazioni. L'uomo sta diventando un automa inghiottito dalla scienza e non se ne rende conto nella sua smania di presunto sapere.
Il potere dà alla testa, i soldi sono diventati pericolosi e mentre c'è una fetta di popolazione che vorrebbe un futuro più stabile, altri osservano ghignando sulla pelle dei lavoratori che cercano d'arrabattarsi alla meno peggio.


Che Patria è la nostra?
Se sento che ci sono delle persone che rinnegano il passato solo perché non l'hanno vissuto ed oltraggiano il tricolore che gronda sangue e Lei lo sa benissimo molto più di altri, avendoli vissuti certi periodi infami.
I nostri figli conoscono l'Inno solo perché si canta allo stadio ed ogni tanto qualcuno muore per una partita di pallone. Non c'è tempo per l'amor patrio se non con miseri balletti e sventolamento di bandiere che non danno nulla ai giovani. Centocinquant'anni ci sono voluti perché spiccasse il volo...non vorrei fosse già il declino. Me lo auguro con tutto il cuore per i figli del futuro.
Ormai ogni festa o ricorrenza è occasione buona per far parate. Tutte belle statuine compite che non sanno nemmeno recitare. Cosa danno in esempi, ai nostri ragazzi?
Parlo sempre in generale, ma mi piacerebbe essere smentita anche se ne dubito.


Caro Sig. Presidente, le mie restano semplici elucubrazioni di casalinga, ma anche di madre preoccupata per il futuro dei suoi figli.
Certo non ho scoperto nulla di nuovo che non si sappia e qualcuno mi taccerà di nostalgica o addirittura di arretrata, ma sono certa che ci sia in fondo un malessere generale che inevitabilmente ci riporta indietro nel tempo, a quando tutto profumava di pulito...

Credo di essere giunta alla fine di questa lunga lettera che sicuramente avrà annoiato qualcuno, ma che mi auguro sia anche stata letta non come semplice sfogo, ma come una speranza.
Sia stata letta tra le righe una voglia di cambiare, di volare alto, di svettare ancora verso la cima e tutti dovremmo diventare provetti scalatori di un'unica cordata, perché uniti si può seguire un'unica strada che inevitabilmente verrebbe migliorata, divisi se ne seguono cento che magari non hanno incroci, disperdendo le forze e la speranza di arrivare alla meta.


Chiudendo ho capito che però continuerò, dall'alto delle mie misere esperienze e soprattutto arrabbiature con la vita, ad inculcare ai mie figli, i principi in cui credo e che mi auguro vengano valorizzati sempre più: onestà, schiettezza senza falsità, orgoglio, dignità e soprattutto rispetto per se stessi, per gli altri, per le cose, gli animali e tutto l'ambiente che ci circonda e che è un dono inestimabile che appartiene a tutti.
Una volta era la scuola che aiutava i genitori in questi duri compiti, oggi la scuola è una torre difficile da espugnare. Gli incontri genitori-famiglia diminuiscono sempre più e bisogna accettare tutto ciò che impone e se qualcuno si rifiuta, viene malvisto.

La cosa che mi fa paura, sa qual è? L'assuefazione a tutto. La rassegnazione che serpeggia sinuosa come un grosso boa guardingo che pian, piano ci stritolerà nelle sue spire se non cominceremo a svegliarci da questo torpore.

Penso, quindi che Lei, sig. Presidente della Repubblica Italiana, (lungi da me il volerLe dare consigli, ma è un mio pensiero), essendo la figura di maggior spicco, della nostra Patria, dovrebbe essere più presente nelle scuole italiane costruendo un filo conduttore che leghi tutti gli studenti alla sua figura per trarne forza ed ostinazione per credere in un cambiamento positivo e duraturo nel tempo. In primis insegnare e valorizzare il rispetto che è il padre di tutto.

Sono davvero giunta alla fine e non so che fine farà questa lettera. Sicuramente rimarrà uno dei miei tanti sfoghi, ma bisogna pur vivere di speranza, altrimenti, veramente sarebbe la fine di tutto ed io mi auguro ed auguro ai nostri figli, che abbiano veramente la forza e la ferma volontà di cambiare questo nostro Paese in meglio, perché il passato non sia stato vano.

Auguri Italia!


Scritto da Anna Maria Chiapparo oggi, 17 giugno 2011

Domenica, 24 Aprile 2011 00:39

Domenica di Pasqua: L'incontro

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Cristo risorto, non corre dal padre. Resta con noi. Noi addolorati, confusi, int...ristiti, indeboliti.
Si fa vivo per noi. Ritorna uomo sulla terra, per noi.
Dalla gioia sconclusionata del Calvario per chi lo voleva morto, dalla paura delle tenebre, dal silenzio mesto...ora rinasce la gioia vera. Quella esultante che riesce finalmente a far festa perchè ha avuto le sue risposte. Che sa di non essere più solo un effimero capriccio. Pasqua di Luce nuova che riempie il cuore e trasfigura lo spirito.

Sabato, 23 Aprile 2011 09:40

Sabato Santo: Il sepolcro chiuso

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Roccia fredda e pesante. Bianca, scavata da mani sapienti. Custode sepolcro per un corpo martoriato e straziato che abbisogna di riposo lontano da tutti. Silenzio. Quiete dopo tanto trambusto. Fuori è ancora giorno ed ancora notte. Dentro il mistero infinito e mai spiegato.
Lì, dentro quelle braccia di roccia, è avvenuto il mistero pasquale più grande che affascina tutti. Lì si è rivelato l'amore del padre verso il figlio. Del figlio verso la madre e noi tutti.
Da quel sepolcro chiuso e riaperto è nata la nostra vita: quella vera!

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