Martedì, 26 Dicembre 2017 20:59

Il Natale di Rocco

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Inserito in Racconti

Ogni tanto il vento portava il rintocco della campana dell'orologio che scandiva ogni quarto.

Era ormai tardo pomeriggio quando cominciò ad udire qualche belato e già imbruniva.

Salendo, il freddo era piú intenso e cadeva qualche fiocco di neve che per fortuna si scioglieva subito. Il nonno, nelle lunghe sere invernali gli aveva insegnato tante cose e sapeva che con una bella nevicata, l'aria si sarebbe addolcita, ma non era ancora tempo, a quanto pareva...

Finalmente arrivò al suo piccolo podere dove le caprette erano rinchiuse in una piccola catapecchia dal tetto di lamiera che aveva costruito suo padre.

Dai belati sembravano inquiete e leste sgattoiolarono fuori, appena aprí la porticina di legno.

Intorno alla casupola, c'era un grande recinto chiuso da reti e pali di legno e gli animali, cominciarono a scorrazzare qua e là, finalmente liberi.

Le caprette femmine avevano le mammelle gonfie di latte e si muovevano buffe ed impacciate.

Rocco fu contento di trovarle bene e s'accinse a prendere del fieno ammassato e a spargerlo intorno per le affamate.

Accese poi un bel fuoco e solo dopo cominciò a mungerle una ad una portandosele vicino al caldo dei ceppi scoppiettanti.

Non fu facile, perché scappavano di continuo, ma un po' di latte a tutte le femmine, riuscí a toglierlo.

Era ormai buio quando finí, anche se il suo orologio segnava solo le sei del pomeriggio.

Si accorse di essere sudato per lo sforzo che aveva fatto e si sentí stremato dalla stanchezza.

Accanto al fuoco sgranocchiò un po' di pane e formaggio e dopo una bella bevuta d'acqua fresca della sorgente là vicino, restò a pensare. Le caprette sazie erano piú calme e le lasciò tranquille ancora nel recinto. Aveva tutto il tempo per farle rientrare al coperto dato che doveva passare là, la notte.

Intorno sentiva molti rumori sconosciuti e qualche brivido di paura lo aveva, anche se cercava d'incoraggiarsi.

Ogni tanto parlava col mulo legato al castagno, ogni tanto canticchiava.

Quando si sentí riposato, corse intorno per far entrare le capre nell'ovile. Là sarebbero state piú protette dal freddo della notte.

Chiuse la porta e s'adoperò ad accendere un altro fuoco nello spiazzo al di là del recinto per paura dei lupi. Legna ve n'era in abbondanza e pregò che non piovesse o nevicasse, spegnendolo.

Accanto alla porticina aveva ammassato del fieno e vi s'accucciò. Il calore del fuoco poco distante, il fieno e la pelle di lana, lo accarezzavano dolcemente e le fiammelle lo rischiaravano.

Il cielo, nell'oscurità s'intravvedeva cupo, ma tra una nuvola e l'altra facevano capolino miriadi di stelle come non aveva mai viste.

I belati nella casupola lo rincuoravano ed ogni tanto s'assopiva vinto dal sonno.

Quando era sveglio canticchiava, pregava, suonava la piccola armonica che portava sempre in tasca. Sobbalzava ad ogni rumore o fruscio, ma rimase ben vigile per tutto il tempo, attizzando spesso i due fuochi.

L'alba lo sorprese meravigliosamente. Nonostante il freddo gelido che aveva gelato tutto, una coltre rossastra, ora sbiadita, ora vivida, lo incantò dolcemente e rimase in uno stato di torpore per ore, incapace di riaddormentarsi.

In quella notte aveva pensato a tante cose e tanti ricordi lo avevano cullato. Pensò a suo padre e pregò che guarisse. Ricordò i Natali passati, i giochi davanti al caminetto, alle noci e nocciole sgusciate con le pietre...

Le scorribande nei vicoli coi suoi amichetti che intanto dormivano al calduccio.

Pensò tantissimo ed immaginò di essere giá grande ed aiutare suo padre.

A giorno fatto aprí nuovamente la porticina e il piccolo gregge si riversò lesto fuori. Non erano tante le sue caprette. Una quindicina, ma davano da fare, dato che per lo piú erano femmine da mungere. Bevve un po' di latte tiepido arrangiandosi col secchio e dopo cominciò una nuova mungitura. Aveva deciso di portar giú il gregge anche se col nonno non ne avevano parlato e piú leggere, avrebbero affrontato meglio la discesa.

Dietro casa dei nonni c'era un bell'orto con una catapecchia che fungeva da legnaia e ripostiglio e dato che in inverno non coltivavano nulla, aveva pensato che sarebbe stato ideale. Sul posto poteva aiutarlo il nonno e se necessario, lui le avrebbe portate anche a pascolare nei campi.

Spense per bene i fuochi con secchi d'acqua gelata e assicuratosi d'aver legato bene i contenitori del latte al carretto, si mise in cammino.

Sapeva che la discesa sarebbe stata piú veloce, ma doveva stare attento alle caprette. Non doveva "stramandarle" (disperderle).

Pian piano riuscí a scendere. La neve aveva cominciato a cadere copiosa e i fiocchi lasciavano già dei piccoli ricami sulle piante lungo i cigli. In certi punti la strada era scivolosa, ma rincuorando il povero mulo, passo a passo, seguí il sentiero. Il gregge festoso lo seguiva come ubbidiente ad un comando invisibile e bastava un fischio per riportarne qualcuna in carreggiata. Quando suo padre sarebbe tornato, gli avrebbe detto di prendere un cane. I cani per i greggi, sono ottimi aiutanti, aveva sentito...

Intravedeva le luci del paese e si sentí felice. Si, proprio felice e sperava anche di rivedere suo padre a casa ad aspettarlo.

In lontananza si udiva una musica come di ciaramelle e man mano che scendeva si faceva piú chiara.

Si ricordò che era la vigilia di Natale ed erano arrivati gli zampognari a girare per il paese.

Non sentiva piú freddo, Rocco.

Dopo una notte in montagna era contento di tornare a casa e i belati per le vie facevano affacciare le donne curiose che si sporgevano a guardare, a vedere di chi fosse il gregge. Molte non riconobbero il figlio di Bruno "u disgraziatu", in quel piccolo pastorello imbacuccato e si ritirarono infreddolite.

I nonni invece erano sull'uscio speranzosi.

Quando avevano sentito i belati e le ruote del carretto, erano corsi fuori increduli.

Mai si sarebbero aspettati che il nipote tornasse con le capre giú in paese ed invece era proprio lui, il loro ometto coraggioso.

Rocco spiegò al nonno il suo piano e lui sorridendo contento corse ad aprire la porta dell'orto.

-Ah giuvaniajiu mio! U Signuri u ti benedicía!-

Andava replicando la nonna col rosario in mano.

-Quantu pregai nommu ti succeda nenta e u túarni pa casa-

Aiutò il nonno a sistemare il gregge ed entrarono in casa.

Con le caprette al sicuro, Rocco si sentí felice, ma sentí addosso anche tanta stanchezza e tristezza al contempo perché non vedeva i suoi genitori.

La nonna però lo aveva tranquillizzato.

Sua madre aveva finalmente chiamato per dire che suo padre si andava riprendendo.

Ci voleva ancora tanto tempo, ma l'operazione era andata bene.

La piccola Nella abbracciò il fratellino e si sciolse in un pianto liberatorio.

-E pecchí giangi? Su ccà mo. Basta va, no hfare a scema-

Il nonno mise a bollire il latte. La notte era ancora lunga e decise che avrebbe preparato la ricotta.

Proprio mentre stavano per sedersi a tavola, con Rocco affamato, passarono nella via, gli zampognari.

Il nonno prese la bottiglia di vino ed uscí ad offrirne loro, un bicchiere per riscaldarli.

Nevicava, ma l'aria si era addolcita.

Era la notte di Natale.

(Anna M. Chiapparo)