Anna Maria Chiapparo

Anna Maria Chiapparo

Domenica, 14 Aprile 2013 16:55

Te lo do io il saggio

Egr. Sig.Presidente della Repubblica Italiana,

visto che per me

" Saggio o filosofo, non è colui che t'insegna la vita, ma te stesso che riesci a viverla e ad accettarla così com'è, tentando di cambiarla come sai e puoi. "

mi permetto di indicarglielo io qualche saggio.

1) Un padre di famiglia che non riesce ad arrivare a fine mese

2) Una madre di famiglia che non sa come far quadrare il bilancio di casa

3) Un giovane laureato che ha perso la speranza nel futuro

4) Un esodato, nuova figura dell'ultima moda politica

5) Un imprenditore appena fallito

6) Un operaio licenziato dall'imprenditore fallito

7) Il figlio di un imprenditore appena suicidatosi

8) Un operatore sanitario

9) Un invalido civile

10) Un pensionato da 400/500 euro al mese

Potrei ancora continuare, ma già questi 10 tipi di saggi, credo bastino per farle capire che un "saggio" con un bel conto in banca e nessun problema ad arrivare a fine mese, potrà mai, per me, rapprensentare nessuna saggezza,
con tutto il rispetto che nutro per la sua alta carica e la sua veneranda età.

Tanti auguri sig. Presidente per il suo prossimo pensionamento ed il suo stato di futuro senatore a vita.

(Anna M. Chiapparo)

Domenica, 07 Aprile 2013 18:34

Vivono sulle nuvole

Toh, un'altra saracinesca sta chiudendo.Aspetta, forse mettono il cartello: "chiuso per ferie"...no...non hanno messo nulla. Chiuso e basta, chissà...
Guarda laggiù che fumo nero!Da dove uscirà mai? Certo che ne fanno di barbecues nelle sagre paesane! Ma quelle ciminiere così alte, cosa saranno mai?...Boh...mai viste prima. M'informerò.
Quanti tetti crollati e ponteggi di ferro grossolano, laggiù...sembra ci sia stato un potente terremoto qualche anno fa. Non ne parlano più ormai, ed io nemmeno mi ricordo quando è stato e dove. M'informerò.
Cosa sono quei cumuli indefiniti, attorniati da stormi di uccelli? Gabbiani, forse... Discariche? E cosa sarebbero le discariche? Chi l'ha inventate? Perchè ce ne sono tante e grandissime? M'informerò.
E quei cartelli sull'Autostrada del Sole? "Strettoia", "viaggio ad una corsia", "vietato sorpassare"...ah, certo, i lavori sulla SA - RC.
Interminabili, infiniti da una vita. Chissà perchè, ci sono tutti quei mezzi fermi, ma m'informerò!
Guarda!Stanno facendo lavori persino sul mare! Un rigassificatore? E che sarà mai!? Potrebbe essere un affumicatoio per merluzzi, visto che è sul mare...Quante cose astruse per le mie povere orecchie! M'informerò!
Guarda quanti campi incolti. Sembrano bombardati. Tutto secco ed intorno ciminiere che fumano come quelle che avevo visto prima, più in là. Ma quelli non erano barbecues? Zone industriali che inquinano, dici? M'informerò!
Certo, intorno c'è un fumo nero e denso che sale fin quassù.Nemmeno sulle nuvole si può stare in pace.
Fa un po' freddino a dir la verità.Quasi, quasi accendo il mio bel condizionatore...e quelli? Che fanno accucciati sotto il ponte della ferrovia? Quelle baracche sono indecenti. Ma cos'è una nuova moda fare barbecues dappertutto? Anche loro con fuochi sparsi qua e là. Non sarà pericoloso? Causano incendi. E quelle roulottes arrugginite tutt'intorno! Ma che schifo è? Che fanno, la danza della pioggia intorno al fuoco? Guarda quanti mocciosi che scorrazzano e quelle donne che stendono panni dappertutto...una vera indecenza per il nostro Bel Paese. M'informerò!
Toh, c'è stato il mercato in quel quartiere. Quanta gente! Quante bancarelle piene di cineserie.
Poi dicono che l'economia non gira.Guarda che confusione! E quelli? No, no, non si può!Siamo proprio al limite della decenza umana! Nel 2013 vedere di questi spettacoli fa stare male! Domani chiederò di prendere provvedimenti ai miei colleghi! Non si può permettere una cosa del genere. Ne va della reputazione del Paese!Che diranno i turisti vedendo quei vecchi logori che s'accaniscono a ravanare nella spazzatura!? Dobbiamo vietar loro di farlo ancora! Che vadano a far la spesa come si deve! E' anche colpa loro se l'economia va a rotoli. Se prendono gli scarti piuttosto che comprare...m'informerò!
Guarda, dei bambini che giocano felici! Finalmente una bella immagine, ma dove sono? Cosa sono quei ferri vecchi ed arrugginiti? Sono in mezzo a sterpaglie, rottami e spazzatura...ma che mondo! Non è possibile che ovunque guardi ci siano brutture. Chi le ha inventate, create, permesse? M'informerò!
Altri rottami che camminano in mezzo alla natura. Treni vecchi e malandati che sembrano lumache.Guarda si sono fermati. In certi posti nemmeno arrivano.Capolinee mozzate. Autobus seppelliti da graffiti che arrancano incerti, mai puntuali. Ma m'informerò!
Domani di sicuro, m'informerò! Non posso vedere certi spettacoli.
Cosa sono queste urla? Ah, solo una partita allo stadio...ma che fanno?S'ammazzano...Dio buono, non si può andare avanti così...prenderò provvedimenti seri!
E quelli tutti ben vestiti in giacca e cravatta chi sono? Ah, vero, sono loro che portano avanti il Paese.I miei colleghi.Pensa che da quassù non li avevo nemeno riconosciuti.Quanti sono!! Guarda quello con l'auto blu!
Elegante lui! Guarda che vestito firmato.Un figurino! E la bionda? Uh, da qua non riesco a distinguerla, ma sì, lei o un'altra...tutti colleghi... domani chiederò di varare leggi più consone al benessere del Paese. Da quassù non ci facciamo una bella figura. Solo noi riusciamo a dare lustro in questo antro di brutture. Guarda che palazzi, che alberghi, che auto, che vestiti, che aplomb...Pulizia, ci vuole pulizia in questo Paese e me ne farò promotore perchè non si dica di me che vivo sulle nuvole! Questi anziani che cercano nella spazzatura, la spazzatura stessa, via! Queste ciminiere che inquinano, via! I poveri, i nomadi, via!...Che sarà mai!
Domani, appena in ufficio accenderò il computer, mi collegherò ad internet e statene certi: m'informerò!

(Anna M.Chiapparo)...tutti i diritti riservati.Vietato riprodurre anche in modo parziale senza citare l'autrice o la fonte

Per ridere un po', ma non troppo...

Giovedì, 14 Marzo 2013 11:44

Benvenuto Papa Francesco I

Già si fa a gara per scoprire gli altarini segreti del nuovo papa.Si sapeva, è naturale... siamo sempre scettici davanti al nuovo, ma come in ogni nuova avventura, come ci hanno sempre insegnato, per crescere bisogna lasciare il passato alle spalle e porsi al presente in prospettiva del futuro che si costruirà giorno per giorno. Tutti abbiamo i nostri bagagli, leggeri o pesanti da portare. Nelle soste del viaggio sceglieremo ciò che è bene lasciare per strada e ciò che porteremo con noi. San Paolo, prima che santo era semplicemente Saulo ed avversava la chiesa...Dio scrive dritto su righe storte ed ognuno sarà giudicato come merita. Noi non possiamo giudicare, ma per fortuna, abbiamo ancora la libertà di dire ciò che pensiamo.A qualcuno, piace, a qualcun altro no, ad altri, magari piacerà o non piacerà in seguito. Comunque sia, un papa che s'inchina davanti al suo popolo per chiedere di pregare con e per lui, ancora non si era visto ed io lo trovo un grande gesto di umiltà. Viviamo in un mondo così avaro di simili gesti che siamo ormai disabituati, perciò speriamo ancora che il mondo possa cambiare. Semplicità ed umiltà, questo ci basta, ma lo capiranno i potenti della terra? Mi auguro che papa Francesco I sia una nuova guida soprattutto per loro e rinnovi con la forza del roveto ardente, la chiesa in bilico sul moderno Sinai...."Misericordia voglio e non sacrificio"

Anna M.Chiapparo 14/3/2013

Lunedì, 11 Marzo 2013 15:57

Immagine

Diafane nubi vagano incerte.

Solitaria rondine.

Immagine di un

sole dipinto

coltre azzurra

nell'aria sospesa

Immoto.

Mani veloci tessono

ricami invisibili.

Legano pensieri e ricordi

in ragnatele infinite.

Vento s'insinua e squarcia

la coltre.

Dipana e scolora

accarezza e culla

il risveglio.

Danza.

Danzano le ore

l'antica nenia

solitarie formiche

ritornano al nido.

Il sole ha già

aperto un varco

dirompe e riscalda

la porta del cuore.

(Anna 10/3/2013)

Venerdì, 08 Marzo 2013 16:02

Donne del sud

Ed oggi ti voglio raccontare di quelle donne di cui non parla mai nessuno.Di quelle donne anonime che vanno coi loro pensieri, raccolte nei loro scialli e nei loro fazzoletti scuri. Donne sconosciute anche ai loro mariti ed ai loro figli. Vivono silenziose e non chiedono nulla. Rassegnate ad un ruolo che qualcuno ha loro dato.Sono mogli, madri, nonne, zie. Sono antiche.Qualcuno dirà arretrate, forse perchè vivono in quel profondo sud poco conosciuto.

Che fanno ? Nulla, pensano in tanti. Casalinghe, contadine.Semplicemente donne addestrate e poi usate a tener su casa e fare figli. S'accontentano, non hanno grandi pretese.Vivono...credo. O forse sopravvivono, chissà.

Pensavi fossero estinte? Non credo.Ce ne sono ancora tante.Non fanno rumore nei loro cantucci lustri. Non usano belletti e non conoscono parrucchieri se non per le grandi occasioni. Escono raramente e se lo fanno, sanno già dove andare. Non vanno mai allo sbaraglio in discoteche assordanti, in feste altisonanti. Non conoscono crociere, nè abiti da sera. A che servono allora, nell'era dove apparire è meglio che essere e se non ti fai guardare, non ti nota nessuno? Sicuro che esistano ancora?

Si svegliano all'alba e vanno silenziose. Senza stress ed auto rombanti.Non si fermano per ore davanti agli armadi ed agli specchi.Il loro guardaroba non è zeppo di abiti luccicanti.Le loro labbra non conoscono rossetti. La loro bellezza sfiorita racconta storie solo a chi le vuole ascoltare. I loro piedi sanno camminare su strade sconnesse.Le loro mani sanno cosa fare. Il loro cuore sa amare.

Hai mai provato dall'alto del tuo scranno a chinarti ad ascoltarle? Pensi che non abbiano desideri, sogni, illusioni? Pensi veramente che vivano in una coltre ovattata che filtra l'assordante rumore del mondo? Pensi che i loro sguardi non cerchino le stelle, la luna, l'orizzonte infinito? Che i loro sogni siano solo in bianco e nero e che le loro mani non siano capaci di tessere fili d'oro?

Ascolta la voce che nasce dal loro cuore. Odi le litanie sommesse che stringono al petto.Stringi le loro mani callose. Cerca l'infinito nei loro sguardi. Conta le rughe sul loro viso. Accarezza i capelli d'ebano scuro e rispetta l'argento che vi luccica.

Cercale e fermati ad aspettarle. Non ti deluderanno, anzi, forse ti confonderanno.

Hanno bisogno di voce per parlare, di ali per volare, di musica per danzare, di un sorriso per rinascere ancora.Di un foglio dove scrivere la loro storia.

Falle uscire dal giaciglio in cui la loro terra le ha cullate. Rispettale ed amale. Non te ne pentirai.

Sanno camminare a testa alta. Scalare montagne e attraversare fiumi. Domare la terra e spegnere incendi. Cullare il vento e asciugare la pioggia. Accendere il fuoco ed accendere stelle. Sono maghe e sono fate.Sono sabbia e sono ferro.Sono lana e sono seta. Sono lino e sono ginestra. Sono rose e sono spine. Sono aria e sono acqua. Sono figlie e sono madri. Sono mogli, amiche e sorelle...Sanno piangere e sorridere. Sono semplicemente donne. Donne del sud.

(Anna Maria Chiapparo - Festa della donna 2013. Tutti i diritti riservati)

Giovedì, 21 Febbraio 2013 11:30

Guarda un po'

Il problema non è essere apatici, ma come fare per uscire dall'apatia.Il voto? E votare per chi, se da anni ci ritroviamo le stesse facce e le immutate promesse elettorali di sempre? Ci sono dei venti di cambiamento, è vero, ma siamo sicuri che basteranno? Sapranno navigare controcorrente nel mare in tempesta della politica che ci ha spolpati fino alle ossa o soccomberanno anch'essi sotto le spire infuocate dei partiti mangiasoldi? E' facile cavalcare l'onda della rabbia del popolo e promettere mari e monti, ma quando sarà il momento della prova, li voglio.Saranno capaci? Un conto è predicare alle folle dal pulpito o dai salotti televisivi, un conto e mettersi davanti a colossali conti da far quadrare e decisioni da prendere...non sarà facile per nessuno di loro. Secondo il mio modesto parere, le cose cominceranno a cambiare quando noi, popolo la smetteremo di credere che loro siano i potenti e noi i deboli.Grosso errore!Siamo noi ad avere il potere col nostro voto quindi sta a noi decidere come fare.Finchè l'italiano resterà sottomesso ai "signorotti di turno" con riverenza e paura, non cambierà nulla.Trovo assurdo osannare i politici, ma anche i cosiddetti VIP.Chi sono costoro?Esistono se noi li osanniamo, altrimenti sarebbero dei semplici lavoratori come tutti.Siamo noi a crearci gli idoli da venerare e di conseguenza si creano gli abissi, tra il popolo e il governo, tra l'operaio che guadagna mille euro al mese ed il calciatore o l'attore o il cantante di turno. Non solo, l'operaio che guadagna mille euro, si lamenta,però poi va ai concerti, alle partite, ai congressi dei politici ed apporta ancora ricchezza a queste persone senza avere in realtà un vero ricambio.Che ti resta di una partita, di un concerto, di un congresso? Attimi, frammenti, parole, sogni forse...e la vita va avanti e tu rimani col tuo solito stipendio, se ce l'hai, di mille euro, mentre l'altro ingrassa sulle tue spalle. Forse sarò confusa, non so, ma la mia idea è questa. Ci arrabbiamo e gridiamo all'ingiustizia, salvo poi inchinarci a riverire persone come noi.Ci fa paura quel portafogli pieno, quell' auto veloce, quel vestito all'ultima moda... ci accontentiamo di sognare e magari di un autografo, senza pensare che dietro a quell'autografo si decide la nostra vita, quando un politico, con la sua firma, che tu veneri come oggetto prezioso, decide per te firmando le leggi che ti governeranno.La nostra apatia è l'esserci adagiati da sempre su questa differenza colossale e finchè noi onesti lavoratori dovremo elemosinare qualche straccio di diritto, camminando con l'ISEE in mano, mentre loro hanno ed avranno tutte le porte aperte ovunque, più la precedenza, più la riverenza, senza pagare nessun tiket...per noi non cambierà mai nulla se non in peggio...

Mercoledì, 20 Febbraio 2013 16:09

Dolce primavera

Corre la mente leggera tra colline addolcite di eriche fiorite. Qua e là qualche biancospino storto che vuole sfoggiare le sue chiome. Rari rami di pesco e ciliegio in fiore.

La dolce primavera delle mie colline era un qualcosa di speciale che nessun pittore avrebbe saputo eguagliare.

C'erano giorni così belli in cui l'aria sembrava veramente sospesa tra cielo e terra, in un moto irreale che non si può descrivere.Anche le rondini sembravano avere un che, di diverso in quei giorni ed il vento sussurrava una dolce melodia che toccava il cuore. Ovunque permeava il profumo delicato dell'erica selvatica che sembrava innevare tutto coi suoi rigogliosi ciuffi.Gli ulivi secolari, sembravano stanchi ed assonnati come vecchi vissuti, ma la loro vita sfavillava nelle chiome d'argento, coronate di candido nevischio che faceva presupporre sempre un felice raccolto. Non deludevano quasi mai, tranne rare stagioni smorzate dalla calura estiva che rovinava le aspettative.C'era una collina, in particolare, che era la finestra delle mie stagioni. Lì, ci sono cresciuta. M'abbarbicavo per i suoi pendii ed ogni volta scoprivo angolini di piccoli paradisi, nascosti all'occhio umano e che facevo miei. L'autunno era la mia stagione preferita, ma la primavera era sempre un sogno da cui non avrei voluto svegliarmi.

Ora trovavo un nido caduto, poi un raro fiore mai visto prima, una pianta selvatica che mi ricordava l'usanza dell'Ascensione, un insetto nuovo che armeggiava con rametti strambi, un uccellino tutto grigio che non conoscevo…le mie amate viole che sembravano chiamarmi col loro profumo. Molto spesso evitavo di raccoglierle per non sciuparle ed ogni mattina, passavo a salutarle finchè non le vedevo tutte scolorite. Avevano finito la loro vita, ma ne rinasceva spesso qualcuna, ancora curiosa di far capolino al sole. Le ginestre, poi, sembravano regine con corone di sole. Svettavano solitarie tra il bianco delle eriche e catturavano lo sguardo con quel giallo intenso che ammaliava pure le api golose. E non di rado capitava di trovare qualche fragolina selvatica nascosta nei luoghi più impensati.Il ruscello era il posto magico per eccellenza. Lì vi era un mondo a sè, dove la vita era un brusio continuo di insetti indaffarati, di lucertole curiose, di libellule dorate e colorate, di ranocchie che guizzavano al minimo rumore e numerosi girini sempre in movimento.Ogni tanto qualche biscia sgusciava veloce facendomi sussultare.Adoravo il verde rigoglioso delle rive. Mentre su, in alto, dove batteva il sole, l'aria dava un alone romantico e diffuso di leggerezza, nella brezza del vento profumato, giù era tutto più frenetico. Si toccava, proprio la nuova vita sul nascere, il risveglio della natura in tutti i sensi con lo sbocciare dei nuovi fiori ogni mattina, dei girini che crescevano giorno per giorno, delle lucertoline più numerose. Il gorgoglio dell'acqua argentina e quel verde! Un verde meraviglioso e vivo che può esistere solo in natura e che penso, mai nessuna mano d'uomo potrà creare.Era e, sono sicura, è, sempre una dolce primavera, sulla mia collina. Cambieranno le strade, i viottoli, taglieranno gli alberi, abbelliriranno posti, stravolgeranno qualcosa, ma i miei piccoli paradisi, nascosti tra le fronde di rami secchi, tra l'erba fresca, sulle rive del ruscelletto, su, per i pendii…quelli, non cambieranno mai.Siamo noi che cambiamo e magari non ci fermiamo più ad osservare con gli occhi di un tempo, la dolce primavera che ci regala sempre tanti doni.

http://pensierideltempo.blogspot.com/2011/11/dolce-primavera.html

Lunedì, 18 Febbraio 2013 12:20

Il museo del dialetto di Dasà

Metti la nostra bella terra piena di cultura antica. Metti un paesino dell'entroterra Vibonese dal nome piccolo, piccolo: Dasà, dal greco "dasòs" che sta ad indicare luogo di boschi, posto alberato. Metti l'emigrazione che pian, piano ha portato via molti dei suoi figli, riducendo gli abitanti a circa 1500 anime. Metti una serata tra amici, una chiacchierata nella bella piazza del paese, la nostalgia del passato e del suo vivere povero, ma genuino; i cari ricordi di un tempo che fu e la voglia insistente di far rivivere in qulche modo quei tempi come a voler mettere non un sigillo polveroso, bensì una lente d'ingrandimento proiettata al futuro, per non dimenticare...

Nasce così l'idea del "Museo del dialetto di Dasà".

La caparbietà di un gruppo di amici e la fattiva collaborazione di quasi tutto il paese che generosamente ha donato i vecchi cimeli di famiglia facendoli rivivere, piuttosto che tenerli nascosti in cantine e bassi (catuaji) polverosi. Il prestito di alcuni, ancora attaccati ai vecchi ricordi e restii a separarsene, hanno dato vita ad un piccolo mondo antico che rivive silenzioso all'interno del centro abitato.

Vi entri e ti si apre davanti la realtà contadina del passato coi suoi attrezzi di lavoro efficienti perchè usati con passione e soprattutto per necessità di sopravvivenza.

Ritrovi testimonianze silenziose che ti portano a riflettere sull'ingegno dell'uomo che da sempre ha usato la sua intelligenza e la forza del suo corpo per andare avanti.

Nell'era del cemento armato e delle costruzioni antisismiche ti senti piccolo, piccolo, davanti ai rudimentali mattoni di argilla, plasmati a mano dal fango e misti a paglia (briasti) ad uno, ad uno e fatti seccare al sole per costruire le antiche dimore.

T'incanti davanti alla maestria di chi ha costruito ed usato gli imponenti torchi e le antiche macine del mulino, ma anche davanti ai semplici, ma indispensabili arnesi, piccoli, piccoli, che polverosi, e dimenticati, giacciono sul banchetto del calzolaio (scarparu), che ti sembra di rivedere nella sua botteguccia nel "catuajiu" (basso) saturo dell'acre odore di mastice, con la porta aperta sulla strada a far due chiacchiere col passante di turno.

Nelle ciotole e i mortai del farmacista (u speziale) che usava i prodotti della natura e le erbe officinali contro i malanni comuni, mentre le nonne toglievano il malocchio ai nipoti con "formule magiche" e preghiere segrete...

Or ti par d'udire un borbottio sommesso che viene da un'altra stanza. Odore di fumo acre che sale su per il camino acceso. Rivedi vecchie pentole e pignate messe al fuoco, acceso con fascine di frasche di ulivo e di "bruvera" (erica selvatica) trasportate dalle donne, sulla testa, e messe sotto, nel "catuajiu" al riparo della pioggia, vicino alla catasta di "zzucchi" (ceppi grossi), pronti all'uso.

Ecco la casa del contadino, dell'uomo umile che ha, avendo una casa e un pezzo di terra, il suo immane tesoro.

Casa antica di briasti con "catuajiu"

Casa povera fatta di "briasti" e tetto di tegole, ma riparo e rifugio dopo un duro giorno di lavoro. E' la sera, infatti che sembra vivere, la stanca e silenziosa dimora che aspetta impaziente il ritorno dei suoi abitanti dal lavoro nei campi.

Dopo cena al tenue bagliore di "una lumera" (lume ad olio) finalmente un po' di riposo a riscaldarsi davanti "o vrasciari" (braciere) dove la moglie ha raccolto le ultime braci del fuoco "du focularu" (camino) usato per cucinare.
Una pulita e un'ingrassata alle scarpe da lavoro.Una breve chiacchierata con la moglie, fumando una sigaretta fatta con la cartina e il tabacco, mentre lei lavora ai ferri o tesse al telaio la grezza trama della ginestra o il pi

Domenica, 17 Febbraio 2013 23:00

Le stagioni del cuore

Inverno

Cadde la neve

quell'anno.

Un pallido sole

scaldò il cuore

in maschera.

Racconti

di vita lontana.

Immagini sbiadite

dal tempo.

Ricordi lontani

ormai archiviati

sotto coltri di neve.

Rugiada gelata

i pensieri stantii.

Brina nei sogni

appannati.

Eppur non

faceva freddo.

Primavera

Ricordi quel tempo?

Raccoglievamo viole,

volavano farfalle.

Sulle nubi, figure.

Intorno la voce del vento.

Un passo, un salto

e il ruscello borbottava

la sua canzone

d'amore al mare.

Le fronde danzavano

all'oblio del vento.

Noi vicini eppur lontani

stanchi di tenerci

per mano.

Sbiadì la primavera

e l'estate sciolse

le trecce al sole.

Il cuore smise

di cantare la

nostra canzone.

Estate

Curiosi di cercar

grilli e cicale.

Sfide nel tramonto,

sotto un cielo

trapunto di stelle.

Sogni e desideri

mai avverati

finiti nel caldo

pomeriggio festivo.

Stanchi di parole

adorne di lucciole

sbiadite, spente

nel silenzio

della notte

che albeggiava altrove.

Soli, lontani.

Distanti e mai raggiunti.

Fraintesi e mai capiti.

Era estate, lentamente

correvano le ore.

Autunno

Dolcemente finì l'estate.

Ciclamini spuntavano

curiosi. Non li raccolsi.

Lasciai le corolle

a sfiorire tra

le morte foglie.

Il vento sferzava

il risveglio dalla

calura afosa.

La sua canzone

abbracciava il cuore

le sue carezze

addolcivano la speranza.

Sentivo la voce degli

alberi intorno.

La quiete cullava

l'anima sempre

stanca di parole.

Chiapparo Anna Maria

(Tutti i diritti riservati)

Lunedì, 11 Febbraio 2013 17:20

Ci stanno rubando pure il futuro

Oggi più che mai, il futuro incerto dei nostri figli, mi fa paura.Tutto va a rotoli.Viviamo accanto a gente falsa che non ci pensa due volte a pugnalarti anche alle spalle. Circondati da pregiudizi, da bigottismo, da ignoranza, da superbia, da fiacchezza culturale, da predicatori che dall'alto del pulpito, senza sapere come in realtà vive il popolo, promettono mari e monti a destra ed a manca.Esaltati, ingoiati dalle spire del potere che si credono invincibili ed intoccabili, massacrano a parole e purtroppo, anche con fatti travestiti da leggi assurde, le vittime che soccombono inesorabilmente sotto il peso dell'inerzia che pian, piano s'insinua e travolge.Ogni tanto uno scatto d'orgoglio, ma come fuoco di paglia, subito spento dal lento massacro che ci crocifigge. Eppure non scorreva nelle nostre vene quel sangue che ha lottato e pure vinto, per gli ideali che mettevano al cuore le ali? Non era nostra la voce che chiedeva pane per i figli affamati? Non erano nostre la dignità e la fierezza che ci distinguevano? Non erano nostri, gli avi che lottarono a mani nude contro gli invasori? Non erano loro, che fondarono le basi del nostro futuro?Dov' è finito tutto? Il coraggio di mettersi in gioco.Di armarsi e partire come meglio si poteva? Che fine hai fatto Italia? E' assurdo morire di progresso.Soccombere di ricchezza. Patire di giustizia. Lottare senza ideali... Vivere senza speranza significa assuefarsi ad una lenta agonia. Ingoiare un micidiale veleno che lentamente e silenziosamente intacca tutto il nostro essere e ci cambia, ci trasforma in mostri.In zombi viventi che arrancano senza meta, allo sbaraglio di un mare in tempesta... Il mare della violenza per una partita di pallone. L'insulto ad un uomo di colore solo a titolo spregiativo, solo per farsi notare perchè fa moda far parlar di sè. Seguire come tante pecorelle il predicatore di turno e bere tutto ciò che dice e senza accorgergene, seguirlo come i topi seguirono il pifferaio magico. Che fine fecero tutti i topi ipnotizzati dalla soave musica? Mi fa paura uno Stato che si dichiara in bancarotta e ci stringe cappi al collo ed intanto "da in prestito" miliardi ad una singola banca per risollevarla, mentre molte famiglie incapaci di pagare il mutuo, finiscono per strada. Mi fa paura vedere giovani, ma anche madri di famiglia, andare incontro ad un evaso, osannandolo come un dio moderno a cui tutto dovrebbe essere concesso ed intanto abbassare la testa davanti ai soprusi che subiamo ogni giorno, dichiarandoci inermi. Tartassati non più da bombe nemiche che cadono dal cielo, ma da milioni di "piccoli pallini" micidiali, che s'infiltrano nella nostra vita e ci tarlano l'anima inevitabilmente.Inutile dare nomi a "questi pallini". Sarebbe anche impossibile... Ci hanno logorato e continueranno a farlo perchè hanno tutti i mezzi che noi stessi gli concediamo: le scadenze, il dovere, l'obbligo...dobbiamo filare come soldatini.E loro? Fanno ciò che vogliono.Ci vendono fumo a caro prezzo Cominciamo ad esigere anche noi! Cominciamo a chiedere conto più spesso.Pretendiamo trasparenza, in qualsiasi cosa facciano, mensilmente.Chiediamo anche noi ricevute e fatture a chi ci governa! Pretendiamo soprattutto rispetto e un rimborso di dignità!

(Anna Chiapparo)

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