Anna Maria Chiapparo

Anna Maria Chiapparo

Lunedì, 11 Febbraio 2013 17:15

Campagna elettorale

Grillo chiama "tsunami" il suo tour ( molto di cattivo gusto) e spara in quarta su tutto con sentore di fanatismo. Berlusconi vuole diventare ministro dell'economia e ci "ritoglierà" l'IMU che sotto, sotto aveva programmato demandandola al tecnico Monti che purtroppo lo ha deluso. Monti era quello capitato per caso nel posto sbagliato, ma poi si è rimboccato le maniche e per amor di patria, ci ha salvati, tanto che, ora chiede il conto pretendendo di salire al governo a tutti gli effetti. Fini spiega: "Correggere l'Imu è possibile, dire 'aboliamola' è propaganda". Maroni vuole lasciare il 75% delle tasse in Lombardia ed intanto spende i soldi che aveva promesso ai terremotati, per la campagna elettorale.La Bindi dice hanno solo fatto un prestito alla MPS e che se non lo restituirà in tre anni, lo Stato avrà una banca in più.Sì certo, un'altra banca fallita sul nostro groppone e i nostri soldi sotto chissà quale sole. La Mussolini s'arrabbia se parlano male di suo nonno. Vendola vuole portare speranza, piuttosto che una buona amministrazione. Casini ha fatto la sua ardua scelta. La Meloni ci restituirà l'IMU in BOT, ma solo quella sulla prima casa. Tremonti ha già preparato il modulo da compilare e da scaricare. Pannella sta pensando a quale ennesimo sciopero fare. Scilipoti dice che i calabresi siamo persone perbene. Ingroia si lamenta che nessuno vuole confrontarsi con lui.Di Pietro lotterà contro la casta, ma intanto fa a pugni anche lui per entrarci.Renzi vuole tutti rottamare. Bersani non sta mica "a pettinar bambole" mentre sui nostri cieli aleggia l'ombra minacciosa degli f35 che non si sa ancora chi li ha voluti...chissà se ho dimenticato qualcuno.Comunque sia, siamo messi proprio bene.Ai posteri l'ardua sentenza.

(Anna M. Chiapparo)

Carissimi politici italiani

che avete in mano le redini delle nostre sorti, fatevi un esame di coscienza per questo Natale e autosospendetevi a tempo indeterminato per amore del Paese e del popolo che osannate tanto e che dite di avere a cuore.

Il popolo ha capito che forse è meglio stare senza di voi, almeno finchè non farete dei gesti concreti e finalmente credibili ai nostri umani occhi, visto che voi siete degli dei intoccabili sull'Olimpo romano.

Certo, voi non avete tempo per guardare la Tv e i Tg.Voi sapete solo sedervi nei vari salotti davanti alle telecamere e promettere mari e monti, poi, dei tg quotidiani che vi mostrano la realtà della vecchietta che cerca scarti nella spazzatura, del padre di famiglia in cassa integrazione che non sa come pagare le bollette e fare un regalino ai figli, della massaia che non sa come far quadrare i conti e s'inventa la giornata per tirare la carretta, degli studenti spenti dai vostri discorsi logorroici, dei pensionati senza speranza che arrancano come derelitti stanchi e demoralizzati dallo sfruttamento dello Stato...cosa v'importa?

Il vostro unico impegno è accumulare voti.

Siete assillati dai voti.Ve li sognate anche di notte e fate a pugni per raccoglierne il più possibile.

Parlate di primarie, di spread, di elezioni anticipate, di percentuali varie, di date, di debito pubblico, di economia, ma sapete almeno di cosa parlate o meglio, sparlate?

Siete così presi da voi stessi che siete diventati come delle marionette imbizzarrite che si dibattono sulla Penisola da Nord a Sud e viceversa.Ma per cosa?

Per sanare i conti? Per turare il buco enorme del debito pubblico? E come? Coi nostri sacrifici che non basteranno mai comunque, visto che siete voi stessi un pozzo senza fondo?

Molti di voi sono ormai malati di politica e non riescono a guardare aldilà del loro naso.Sono entrati in un circolo vizioso più grande di loro e sono stati assorbiti dalle sue spire stritolanti. Non sarebbe grave se la cosa rimanesse ristretta a questo, ma il guaio è che nelle spire portate dentro tutto il sistema politico e sociale della nostra povera Patria spolpata da chi riesce meglio.

Il Paese non è diviso in destra e sinistra, ma è diviso in affamati e in predicatori.

Ci sono gli affamati di giustizia, di legalità, di rispetto, di fiducia, di pane...e poi ci siete voi eterni predicatori e venditori di fumo.

Ma non si campa col fumo.

Solo voi campate con le vostre storie infinite. Il popolo è stanco dei vostri dibattiti incolori e senza forma. E' stanco dei vostri sprechi alla faccia della povertà in cui ci state portando. E' stanco degli scandali insulsi in cui siete coinvolti. E' stanco di subire la vostra burocrazia e la vostra inettitudine nel tenere le redini del Paese. E' stanco delle vostre poltrone intoccabili e tramandate di generazione in generazione.

Per favore, abbiate rispetto del vostro popolo!

Stiamo subendo un terrorismo psicologico da mattina a sera, ascoltando e leggendo a destra e a manca i vostri nomi che rimbombano ovunque e ci assillano come un 'infinita tortura.

Basta, per favore!

Se volete risultare almeno un poco credibili, piuttosto che vendere fumo, ragalate qualcosa di vostro.Fate dei gesti concreti.

Quale occasione migliore del Natale per fare un regalo?

Piuttosto che rovinarci quel che resta di questa festa scolorita dalle vostre beghe, lasciateci almeno un po' in pace in questi giorni e sparite dalle TV, dai giornali, dal web.

Andate in vacanza!

Abbiamo pagato la vostra salata IMU.Abbiamo fatto il nostro dovere di buoni cittadini.Il mese prossimo pagheremo in belle file, come tanti soldatini ubbidienti, il caro abbonamento alla Tv, per evitare di perderci ancora i vostri cari dibattiti. Cosa volete di più?

Noi facciamo tutto quello che ci chiedete.

Voi perchè non lo fate?

Vi siete presi tutto, vi prenderete tutto...

Come si fa con i condannati, lasciateci almeno un ultimo desiderio. Oscuratevi almeno per Natale! Lasciateci coi nostri cenoni frugali e i nostri regalucci handmade.

Divertitevi alla nostra faccia brindando col migliore champagne.Volate in isole tropicali da sogno, ma per favore lasciateci vivere in pace questo Natale così penoso a cui ci avete costretti. Cosa vi costa? Paghiamo tutto noi!

Ho nostalgia dei bei film di Natale, dei racconti puliti, delle dolci canzoni che ci avete stonato.

Siamo stanchi di vedere dibattiti e talk-shows politici a qualsiasi ora del giorno e della notte.Dei vostri visi tirati e delle vostre rughe nascoste dal fondotinta. Siate veri almeno in questo! Siate orgogliosi delle vostre rughe come i contadini e gli operai dei loro calli!

Ed allora cambiamo musica.

Con quale coraggio vi sedete a tavola a mangiare ostriche e champagne sapendo che intorno a voi ci sono anziani che hanno lavorato una vita e famiglie con bambini, che muiono di freddo e fame? Con quale coraggio andate in giro con la scorta quando sapete che gli operai sono in costante pericolo perchè lavorano in ambienti malsani e pericolosi? Con quale coraggio accompagnate i vostri bambini a scuola con l'autista e la scorta, quando sapete che in Italia la scuola fa acqua da tutte le parti e ci sono famiglie che non sanno come comprare i libri di testo? Con quale coraggio andate a farvi curare gratis nelle migliori cliniche quando a noi chiedete di andare in giro con l'ISEE in mano per elemosinare un minimo diritto pagato sempre da noi? Con quale coraggio date 250 euro di elemosina ad un invalido? Cosa sono per voi 250 euro? Un pieno di benzina per il SUV, una penna, una camicia...? Invalidità presume non atto al vivere quotidiano, ed allora? Come si fa a vivere con così misera somma?

Questa, secondo me, è la più grande mancanza di rispetto per un essere umano!

Con quale coraggio tassate le nostre sudate case frutto di sacrifici immensi che nemmeno immaginate? Dovreste fare un monumento a chi col sudore della fronte è riuscito a costruirne una. Sarebbe meglio gravare tutti sulle vostre spalle?

Con quale coraggio ci raccontate ancora favole quando ci avete tassato e rubato anche i sogni?

Per favore, abbiate rispetto per il vostro popolo stanco e demoralizzato.

(Anna M.Chiapparo 19/12/2012 )

Lunedì, 09 Luglio 2012 22:50

Padre e figlio

Un bambino ed il suo papà erano seduti sul treno. Il viaggio sarebbe durato un'ora circa. Il padre si siede comodamente e si mette a leggere una rivista per distrarsi.

Ad un certo punto il bambino lo interrompe e domanda: "Cos'è quello, papà?". L'uomo si volta per vedere quello che gli aveva indicato il bambino e risponde: "E' una fattoria." Incomincia di nuovo a leggere quando il bambino gli domanda un'altra volta: "Quando arriveremo, papà?". Il padre gli risponde che manca ancora molto.

Aveva di nuovo cominciato a leggere la sua rivista quando un'altra domanda del bambino lo interrompe e così per tantissime altre volte. Il padre disperato cerca la maniera di distrarre il bambino.

Vede sulla rivista che stava leggendo la figura del mappamondo, la rompe in molti pezzetti e li da al figlio invitandolo a ricostruire la figura del mappamondo. Così si siede felice sul suo sedile convinto che il bambino sarebbe stato occupato per tutto il resto del viaggio.

Aveva appena cominciato a leggere di nuovo la sua rivista quando il bambino esclama: "ho terminato". "Impossibile! Non posso crederci! Come hai potuto ricostruire il mondo in così poco tempo?" Però il mappamondo era stato ricostruito perfettamente. Allora il padre gli domanda di nuovo: "Come hai potuto ricostruire il mondo così rapidamente?"

Il bambino risponde: "Non mi sono fissato sul mondo, dietro al foglio c'era la figura di un uomo, ho ricostruito l'uomo e il mondo si è aggiustato da solo!"

Dal web

Domenica, 13 Maggio 2012 19:19

Semplicemente grazie

Son tredici anni che manchi.

Pensavo di non ricordarti più.

Pensavo che fosse più facile,

ma il tempo non colma e non cancella.

Forse riempie di ciò che si desiderava.

Forse ha cambiato la mia vita.

Forse ha forgiato il mio carattere...

ma tu non ci sei più a vedere e godere

della mia vita.

Viziare i tuoi nipoti, dar consigli...

Non è stata facile la tua vita, lo so,

ma ti ricordi la mia?

Non mi è mancato mai nulla, eppure...

Volavano alti i miei sogni di ragazza,

ma mi hai sempre tarpato le ali.

Mi hai tenuta sotto una campana di vetro,

e il vetro si è incrinato silenziosamente.

Non ricordo smancerie, ma so

quello che provavi e non dicevi.

A volte sono come te.

Altre m'impongo di non esserlo.

Eppure son qui grazie a te.

Vivo grazie a te e sono diventata

anch'io mamma grazie a te.

Che dirti, allora, mamma?

Semplicemente: grazie!

Chiapparo Anna Maria (13 maggio 2012)

2012mo Venerdì santo...l'ennesimo di una vita. L'ennesimo giorno come tanti. L'ennesimo che mi porta a riflettere un po' di più.

Giorno di riflessione ed introspezione personale che spesso ho annullato con un timbro e passato avanti, altre volte no...

Sono stata in chiesa stanotte ed anche i giorni scorsi. Mi sono seduta davanti a Lui. Gli ho parlato, l'ho pregato, l'ho guardato in silenzi interrotti da vocii estranei e rumori esterni. L'ho ascoltato.

Era lì davanti a me silenzioso eppur parlava sussurrando una nenia che sentivo solo io. Mi cullava dolcemente senza rimprovero e mi ringraziava della mia presenza. S'accontenta di poco, Lui. Sono io l'incontentabile che chiede e desidera sempre. Vivo nel mondo, ma non so se è una giustificazione. Sicuramente no. Non chiedo molto, o forse sì? Per noi, spesso è tanto ciò che desideriamo, per altri poco, per altri nulla. Chissà? Tutto è relativo.

Me ne rendo conto di rado perchè mi sono chiusa in un mio egoismo rabbioso che mi porta a prendermela con la vita, col mondo che non cambia se non in peggio.

Eppure non sono sempre io che dico: nulla accade per caso? Allora perchè spesso non trovo risposte? Sono forse così ottusa da non capire o solamente è normale che sia così?

La vita è strana e certi giorni sembra prendermi in giro, altre mi culla spensierata e non mi pone ostacoli. Quelli arrivano all'improvviso, senza squilli di tromba. Allora mi si para davanti il baratro che invita a scendere giù. Salta! Sembra dirti. E' più facile saltare che salire, sai? Un volo e via, mentre per salire devi arrancare faticosamente.

Poi accade qualcosa d'inspiegabile, d'inafferrabile ed allora sembra che mi svegli da un sogno.

Un sussurro, un alito di vento, un cinguettio curioso a cui, magari normalmente, non fai caso. Mi sveglio di colpo, più confusa di prima. Mica è facile raccapezzarsi...

Nei giorni scorsi sono stata in ospedale. Un reparto di pediatria dove accanto a bambini con normali malattie guaribili facilmente o almeno curabili, ho incontrato la malattia vera. La croce, quella vera portata da bambini innocenti che hanno conosciuto poco o nulla della bellezza del sole, dell'odore del mare, del profumo dei fiori, del canto degli uccelli, del sapore fresco di un gelato...accanto ai loro letti, madri coraggiose.

Fuori da quelle stanzette il caos. Bambini gioiosi che giocavano nella ludoteca, bambini capricciosi che chiedevano di tutto e di più, bambini annoiati senza fare nulla, infermieri indaffarati e dottori freddi che trattano tutti i casi clinicamente. Non so quanto "siano cristiani" nè posso permettermi di giudicarli, non conoscendoli. C'era la vita.

Mi sono chiesta più volte se veramente era quella la vita o altrimenti. Un'altra domanda senza risposta. Una delle tante che ti apre un viaggio nella sofferenza altrui che non sai, non conosci perchè è più facile osservare da lontano come spettatore distratto. I tuoi problemi sono più importanti degli altri...

Una mamma mi ha colpita più di tutte. Era giovane e ad ogni parola che diceva, mi colpiva per la sua fede grande. "Sia fatta la volontà di Dio". Diceva sempre. Era un intercalare continuo nelle sue frasi. Mi sono sentita piccola e misera. Ho finalmente trovato quella risposta che cercavo.

La vita non può essere rassegnazione, ma speranza!

Siamo nati per soffrire, diciamo spesso. Ma cos'è la sofferenza? Sappiamo darle un volto nelle tragedie, nelle malattie, nella fame, nella miseria, ma non è per tutti uguale. C'è chi s'accontenterebbe di poco, e c'è, purtroppo, chi non lo sa.

Siamo tutti un po' egoisti del nostro benestare.

E' la vita.

Oggi è il 2012mo venerdi santo da quello fatidico. Cosa ci ha insegnato quella croce? Quel calvario irrorato di sangue cosa ha lasciato? Piuttosto che farlo rifiorire, abbiamo preferito raccogliere i sassi e li abbiamo semplicemente conservati.

Si sa che dai sassi non esce nulla. Solo la terra può fruttare, ma senza semi, anche la terra diventa sterile e rimane arida. Semplice polvere portata dal vento dove lui vuole.

So di non essere una buona cristiana e quello che sto per dire non piacerà a molti.

Fosse per me, eliminerei tutti i cimiteri del mondo. Al loro posto edificherei dei Calvari.

I nostri corpi li farei diventare cenere da spargere intorno come tanti semi portati dal vento in modo che chi ci ha amati sulla terra, possa ritrovarci accanto in ogni momento e in ogni luogo. In un filo d'erba, in un fiore, in una foglia, in un battito d'ali, nel fruscio del vento...Non è il sepolcro il protagonista della passione di Cristo, ma la croce sul calvario e perchè non farli diventare prati fioriti di mille colori e non più luoghi rocciosi sporchi di sangue?

Non è forse questo il preludiuo del calvario, della croce?

Rinascita.

La nostra religione c'insegna che la nuova rinascita, sarà in cielo, ma perchè non pensarci già da ora?

Il calvario fiorito sarebbe un simbolo, ma sta a noi non idolatrare come spesso facciamo, prendendo semplicemente parte a riti considerati sacri. Partecipare ad una processione, spesso "ci nutre cristianamente" per un anno. Il resto si vedrà...

Ecco il mio pensiero sconclusionato per questo venerdi santo.

Tutti noi, non solo con opere buone, ma soprattutto accettando la nostra croce, dobbiamo diventare seme per far rifiorire il nostro calvario.

Non ho pensato nulla di nuovo, si sa.

E' semplicemente una spinta a me stessa ad uscire dal mio egoismo sbagliato e a convincermi che la vita non può essere solamente rassegnazione, ma speranza!

Chiapparo Anna Maria 6 aprile 2012 (Venerdi santo)

Lunedì, 19 Dicembre 2011 12:32

La vita

"Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne…

All'improvviso il ragazzino inciampò, cadde e, facendosi male, urlò: "AAAhhhhhhhhhhh!!!"
Con suo gran stupore il bimbo sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva:
"AAAhhhhhhhhhhh!!!"

Con curiosità, egli chiese: "Chi sei tu?"
E ricevette la risposta: "Chi sei tu?"
Dopo il ragazzino urlò: "Io ti sento! Chi sei?"
E la voce rispose: "Io ti sento! Chi sei?"

Infuriato da quella risposta egli urlò: "Codardo"
E ricevette la risposta: "Codardo!"

Allora il bimbo guardò suo padre e gli chiese: "Papà, che succede?"
Il padre gli sorrise e rispose:"Figlio mio, ora stai attento:"

E dopo l'uomo gridò: "Tu sei un campione!"
La voce rispose: "Tu sei un campione!"

Il figlio era sorpreso ma non capiva.
Allora il padre gli spiegò: "La gente chiama questo fenomeno ECO ma in realtà è VITA.
La Vita, come un'eco, ti restituisce quello che tu dici o fai.
La vita non è altro che il riflesso delle nostre azioni.

Se tu desideri più amore nel mondo, devi creare più amore prima nel tuo cuore e poi intorno a te...

Se vuoi che la gente ti rispetti, devi tu rispettare gli altri per primo....

Questo principio va applicato in ogni cosa, in ogni aspetto della vita; la Vita ti restituisce ciò che tu hai dato ad essa....

La nostra Vita non è un insieme di coincidenze,
è lo specchio di noi stessi....!

(Dal web)

Martedì, 13 Dicembre 2011 11:29

Gli amici non si abbandonano mai (Paulo Coelho)

Un uomo, il suo cavallo ed il suo cane camminavano lungo una strada.
Mentre passavano vicino ad un albero gigantesco, un fulmine li colpì, uccidendoli all'istante.
Ma il viandante non si accorse di aver lasciato questo mondo e continuò a camminare, accompagnato dai suoi animali.
A volte, i morti impiegano qualche tempo per rendersi conto della loro nuova condizione...
Il cammino era molto lungo; dovevano salire una collina, il sole picchiava forte ed erano sudati e assetati.
A una curva della strada, videro un portone magnifico, di marmo, che conduceva a una piazza pavimentata con blocchi d'oro, al centro della quale s'innalzava una fontana da cui sgorgava dell'acqua cristallina.
Il viandante si rivolse all'uomo che sorvegliava l'entrata.
- "Buongiorno"
- "Buongiorno" rispose il guardiano.
- "Che luogo è mai questo, tanto bello?"
- "E' il cielo"
- "Che bello essere arrivati in cielo, abbiamo tanta sete!"
- "Puoi entrare e bere a volontà".
Il guardiano indicò la fontana.
- "Anche il mio cavallo ed il mio cane hanno sete"
- "Mi dispiace molto", disse il guardiano, "ma qui non è permesso l'entrata agli animali".
L'uomo fu molto deluso: la sua sete era grande, ma non avrebbe mai bevuto da solo.
Ringraziò il guardiano e proseguì. Dopo avere camminato a lungo su per la collina, il viandante e gli animali giunsero in un luogo il cui ingresso era costituito da una vecchia porta, che si apriva su un sentiero di terra battuta, fiancheggiato da alberi.
All'ombra di uno di essi era sdraiato un uomo che portava un cappello; probabilmente era addormentato.
- "Buongiorno" disse il viandante.
L'uomo fece un cenno con il capo.
- "Io, il mio cavallo ed il mio cane abbiamo molta sete".
- "C'è una fonte fra quei massi", disse l'uomo, indicando il luogo, e aggiunse:
- "Potete bere a volontà".
L'uomo, il cavallo ed il cane si avvicinarono alla fonte e si dissetarono.
Il viandante andò a ringraziare.
- "Tornate quando volete", rispose l'uomo.
- "A proposito, come si chiama questo posto?"
- " CIELO."
- "Cielo? Ma il guardiano del portone di marmo ha detto che il cielo era quello là!"
- "Quello non è il cielo, è l'inferno".
Il viandante rimase perplesso.
- "Dovreste proibire loro di utilizzare il vostro nome! Di certo, questa falsa informazione causa grandi confusioni!"
- "Assolutamente no. In realtà, ci fanno un grande favore. Perché là si fermano tutti quelli che non esitano ad abbandonare i loro migliori amici..." rispose il guardiano.
Non abbandonare mai i tuoi veri amici perchè:
Trovare un Amico è una Grazia,
Avere un Amico è un Regalo,
Conservare un Amico è una Virtù,
Essere Tuo Amico! è un Onore!!!

Mercoledì, 07 Dicembre 2011 11:55

La storia del S. Natale

Non si sa per certo quando nacque Gesù Cristo, e ci si domanda: perché la data fu collocata in concomitanza del solstizio d'inverno?

Cercheremo di spiegarvelo.

Si deve sapere, che fin dai tempi antichi, i popoli che vivevano nell'Europa (Celti, Finnici, Danesi, Lapponi, Unni, Romani etc. etc.), erano influenzati dal mutar delle stagioni, a cui davano, sia pur con espressioni diverse, un unico significato: la lotta del sole, simbolo di luce prosperità e vita, con la notte, simbolo di tenebre disgrazie e morte. Il culmine di questa lotta, era il solstizio d'inverno, ovvero il periodo dell'anno, nel quale la notte prendeva il sopravvento sul giorno; nelle gelide terre del nord Europa. Questo fenomeno naturale, per via della vicinanza al polo, era sentito maggiormente. Ecco che la paura atavica dell'uomo per le tenebre e i suoi abitanti, portarono questi popoli a riti per ingraziarseli. I resti dei banchetti venivano lasciati tutta la notte sui tavoli e il fuoco rimaneva acceso, per dar modo alle anime dei morti di rifocillarsi e scaldarsi. Le porte delle case venivano bagnate da sangue di cavallo sacrificato al sole, per scacciare gli spiriti malvagi che la notte si aggiravano per le vie dei paesi.

Anche la natura ricoperta di neve, sembrava soccombere alla lunga notte invernale e per questo nelle campagne della Francia, Germania, Irlanda, Scozia e nella penisola Scandinava, venivano accesi grandi falò;

sugli alberi venivano messi dolcetti e cibo affinché si risvegliassero;

le case venivano adornate con rami di sempreverdi come biancospino o agrifoglio, si accendevano candele e nel camino c'era sempre un ceppo che ardeva;

ogni popolo aveva le sue usanze e credenze. Fu naturale collocare, la nascita di Colui che avrebbe sconfitto le tenebre, in questo magico periodo.



L'Evangelizzazione di queste terre creò una fusione tra vecchio e nuovo, tale da lasciare tracce di questi popoli, in ogni festività che si celebra in questo periodo dell'anno.



I fuochi che ancora oggi brillano nelle campagne di alcuni paesi la notte di S. Lucia.


I doni che Santa Claus (San Nicola - Babbo Natale) porta ai bambini.


Gli alberi di Natale che fino a pochi anni fa, venivano adornati con dolcetti e candele, ora sono pieni di lucine e palle colorate;

le veglie, i cenoni, le luci ci riportano a quelle atmosfere magiche dei tempi antichi.

Dal Web

Sabato, 03 Dicembre 2011 23:06

La leggenda della stella di natale

Era la vigilia di Natale,

in fondo alla cappella, Lola, una piccola messicana, in lacrime pregava:
"Per favore Dio mio, aiutami! Come protrò dimostrare al bambino Gesù che lo amo? Non ho niente, neanche un fiore da mettere a piedi del suo presepe."
D'un colpo apparve una bellissima luce e Lola vide apparire accanto a lei il suo angelo custode.
"Gesù sa che lo ami, Lola, lui sa quello che fai per gli altri. Raccogli solo qualche fiore sul bordo della strada e portalo qui." disse l'angelo.
"Ma sono delle cattive erbe, quelle che si trovano sul bordo della strada." rispose la bambina.
"Non sono erbe cattive, sono solo piante che l'uomo non ha ancora scoperto quello che Dio desidera farne." disse l'angelo con un sorriso .
Lola uscì e qualche minuto più tardi entrò nella cappella con in braccio un mazzo di verdure che depositò con rispetto davanti al presepe in mezzo ai fiori che gli altri abitanti del villaggio avevano portato. Poco dopo nella cappella si senti un breve sussurro, le erbe cattive portate da Lola si erano trasformate in bellissimi fiori rossi, rosso fuoco.
Da quel giorno le stelle di Natale in Messico sono chiamate "Flores de la Noce Buena", fiori della Santa Notte ♥
Nel 1825 Joel Poinsett, ambasciatore americano in Messico, riportò in America semi di Stelle di Natale e le fece conoscere in tutto il mondo.

Qui a Bruxelles la pioggia fa meno male. La prima triste constatazione di chi vede la Calabria dall'esterno, come me durante questa mia esperienza lavorativa nel cuore dell'Europa, è la rassegnazione di chi ormai è abituato a tutto: le ultime devastazioni causate dalle precipitazioni stagionali aprono una ferita profonda in chi vive in Calabria, ancor di più se si pensa ai morti ed ai milioni di euro di danni che ogni anno fa il maltempo da Lagonegro a Villa San Giovanni. Un male stagionale, così come stagionali sono le precipitazioni e le piogge che si abbattono sulla nostra regione.

Cosa ci permette, quindi, di non essere in grado di affrontare l'ordinario? Per quale strana ragione qualsiasi cosa succeda diventa emergenza? E' questa una delle più grosse contraddizioni della nostra terra, che rende a noi calabresi, giovani e non, difficile spiegare a tutto il resto d'Italia, d'Europa, del mondo, spiegare perché nonostante tutti gli aiuti e i sussidi ci troviamo ancora in coda ad ogni graduatoria. Lavorare a Bruxelles vuol dire anche questo: dover spiegare l'inspiegabile, dover trovare una ragione valida e plausibile ad un ponte che crolla sotto il peso dell'acqua, in una terra che ancora grida vendetta per i morti del camping "Le Giare" di Soverato e che come ogni inverno deve affrontare "l'emergenza pioggia". Il bollettino ogni anno parla di paesi inghiottiti dal fango, collegamenti interrotti, morte e devastazione: una regione che si definisca "civile", una politica realmente al servizio del cittadino, dopo la prima volta avrebbe fatto in modo che tutto questo non fosse mai più accaduto. In Calabria purtroppo tutto questo non accade: la pioggia, nella punta d'Italia, da amica degli agricoltori e benefattrice dei campi diventa nemica del territorio, si trasforma in falce nera che tutto avvolge e porta via con sé. Perché, però, nel resto del mondo non succede? Perché paesi come il Belgio, costantemente falciati dalle precipitazioni atmosferiche, non convivono con emergenze di questo tipo? Cosa ci impedisce di affrontare la normalità?

E' questa la difficoltà più grande: trovare un perché. Parli con un ragazzo di Sarajevo e ti dice che, a pochi anni dalla conclusione da una delle guerre più sanguinose degli ultimi anni, loro sono pronti ad entrare in Europa con una economia salda, che gli permetterebbe di posizionarsi ben fuori dall'obiettivo convergenza (gli aiuti destinati alle regioni che hanno bisogno di mettersi al pari con l'Europa, che la Calabria spreca da anni senza ottenere un benché minimo risultato), mentre tu pensi che nei tuoi paesi ai lati del marciapiede spesso c'è la spazzatura, perché dopo anni di "emergenza" ancora non sappiamo che fine far fare ai nostri rifiuti. Pensi che l'ufficio di rappresentanza della sua regione è una piccola stanza con due computer al secondo piano di un palazzo, che organizza ogni tipo di attività senza mai fermarsi un attimo ed allargandosi sempre più alle altre nazioni, mentre quello della Regione Calabria si trova al centro di Schumann, nel cuore della politica europea, ma è desolatamente chiuso ed inattivo da non si sa quanto tempo ormai, nonostante l'affitto sia stato pagato anticipatamente anche per tutto il 2013.

Guardi le strade ampie, i treni che ti collegano in ogni parte della nazione in meno di un'ora, osservi i mezzi del trasporto pubblico passare senza soluzione di continuità e, soprattutto, scopri quasi con sorpresa che qui tutti non solo pagano il biglietto, ma sono abbonati.
Aveva ragione Banfield quando, parlando del Sud Italia, teorizzò il "familismo amorale" e disse che il problema era, soprattutto, culturale: perché di quell'abisso culturale di cui ci siamo nutriti in questi anni è figlia anche la politica che non solo non trova le risposte adeguate, ma che nemmeno dimostra di volerle cercare. Nemmeno il consenso interessa più alla classe dirigente calabrese: per quello ci sono i boss, che stando alle risultanze dei procedimenti giudiziari sono il principale bacino elettorale a cui si rivolgono, come questuanti in cerca di carità, inconsapevoli di essere burattini in mano ad un gioco molto più grande di loro che avvelena le loro terre e i loro figli.

La Calabria da Bruxelles è un pugno in pieno stomaco, un gancio al fianco che toglie il respiro: non basta lodare la buona cucina, il sole, i paesaggi da favola e le bellezze artistiche e naturali di una terra troppo bella per essere vera. Aprire un giornale, vedere quello che accade, è troppo anche per chi ha ancora la speranza di vedere cambiare la propria terra: l'amarezza e la frustrazione vanno di pari passo con la rabbia che ti porta il sentirti impotente, troppo piccolo. Capisci in un solo secondo perché sei andato via e perché, nonostante tu raccolga sempre delle importanti soddisfazioni, il tuo primo pensiero è sempre rivolto a quel lembo di terra racchiuso tra Jonio e Tirreno.

Qualche anno fa, un ristoratore di Cetraro alle prese con dei turisti inglesi mi chiese di aiutarlo in una traduzione immediata: i suoi clienti volevano sapere perché una terra così bella vivesse in quello stato di abbandono. Quando tradussi la loro domanda, mi guardò con uno sguardo carico di amara rassegnazione: "Raccontagli questa storia: di' loro che quando Dio creò la Calabria, si rese conto che tra la bellezza delle coste ed i paesaggi sconfinati delle sue montagne, aveva fatto un lavoro troppo bello, e che per compensare la disparità con tutto il resto d'Italia creò i calabresi". Ho tradotto tutto, ma dopo il risolino amaro della comitiva la rabbia dei miei vent'anni si scagliò contro il proprietario del ristorante: "Ne riparleremo quando, prendendo un treno o un aereo per lasciare casa tua, ci ripenserai", mi disse. Aveva ragione, su tutta la linea: ma spero vivamente che la mia generazione sia in grado di non far ascoltare mai più ai ventenni del domani una frase del genere.


Francesco Rende
(articolo pubblicato su Il Quotidiano della Calabria il 26/11/2011)

http://www.malitalia.it/2011/11/vagliela-a-spiegare-la-calabria-a-bruxelles/

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