Anna Maria Chiapparo

Anna Maria Chiapparo

Mercoledì, 29 Giugno 2011 16:43

Le lenzuola sporche


Una giovane coppia di sposi novelli
andó ad abitare in una zona
molto tranquilla della città.
Una mattina, mentre bevevano il caffé,
la moglie si accorse, guardando attraverso la finestra,
che una vicina stendeva il bucato sullo stendibiancheria.

Guarda che sporche le lenzuola di quella vicina!

Forse ha bisogno di un altro tipo di detersivo...
Magari un giorno le farò vedere come si lavano le lenzuola!

Il marito guardò e rimase zitto.

La stessa scena e lo stesso commento
si ripeterono varie volte,
mentre la vicina stendeva il suo bucato al sole e al vento.

Dopo un mese, la donna si meravigliò

nel vedere che la vicina stendeva le sue lenzuola pulitissime,
e disse al marito:

Guarda, la nostra vicina ha imparato a fare il bucato!
Chi le avrà fatto vedere come si fa?

Il marito le rispose: Nessuno le ha fatto vedere;

semplicemente questa mattina,
io mi sono alzato più presto e, mentre tu ti truccavi,
ho pulito i vetri della nostra finestra !

Così è nella vita!

Tutto dipende dalla pulizia della finestra

attraverso cui osserviamo i fatti.
Prima di criticare,
probabilmente sarà necessario osservare
se abbiamo pulito a fondo il nostro cuore
per poter vedere meglio.
Allora vedremo più nitidamente la pulizia del cuore del vicino...

Dal web



Lettera aperta di una madre al Sig. Presidente della Repubblica Italiana



Eg. ed Ill.mo Sig. Presidente Napolitano,

So già in anticipo che questa mia non raggiungerà mai i suoi occhi, ma sa, ho il brutto vizio di scrivere tutto ciò che mi passa per la testa ed allora ho deciso di usare questo mezzo...chissà? Le vie del Signore sono infinite...

Intanto le dico che sono una mamma di mezza età che vive al sud, in Sicilia, ma figlia di quella bellissima ed incompresa terra che si chiama Calabria.
Sono una semplice casalinga, perché noi casalinghe siamo giudicate così, semplici, e forse ignoranti di tante cose. Eppure, anche noi siamo andate a scuola molti anni fa rispettando gli obblighi imposti dal ministero. Anche noi, con non pochi sacrifici, abbiamo cercato lavoro ai "nostri tempi"... Nemmeno noi, ne abbiamo spesso trovato ed allora abbiamo preferito accudire la famiglia ringraziando il Signore per il lavoro del marito, quando c'è e barcamenandoci tra precariato, mutui, bollette, tasse e così via.

Avendo modo di stare tanto tempo a casa, ma non sicuramente nullafacente con tre figli e un marito da accudire, ho modo di riflettere tanto ed anche se so che non mi fa bene, purtroppo è così. Ebbene, sì, rifletto! Ascolto, m'informo, leggo, guardo intorno, penso con la mia testa e scrivo pure!
Quanti brutti vizi, noi casalinghe che tra una stirata e una spolverata abbiamo tempo di fare ciò e molto altro ancora! Conosciamo anche Facebook, sa?
L'inferno odierno, l'ha definito qualcuno, la bolgia dei nullafacenti incalliti che ha creato un vero popolo: il popolo di FB.

Comunque, non sono qui per parlare di Fb, ma spero che piuttosto sia un mezzo per divulgare questo mio scritto.
Non sono in vena di notorietà od altro, ma semplicemente vorrei delle risposte da qualcuno, magari proprio da lei che rappresenta la nostra Patria.

Ecco, caro Presidente (mi scusi la confidenza), vorrei imparare ad educare i miei figli perché mi chiedo spesso se io sia o meno una buona madre perché
è una lotta giornaliera inculcare certi insegnamenti.

Io sono figlia di contadini ed abitavo in un paesino dell'entroterra calabro dove per i più, c'era solamente la terra. Quella terra tanto odiata che però è riuscita a farci costruire una casetta e a farci vivere decentemente e rispettosamente, sempre.
Ecco, vorrei sapere perché, oggigiorno sono cambiate tante cose.
Non so se riuscirò a spiegare bene cosa intendo, ma ci provo.

Vorrei sapere da Lei, Sig. Presidente come posso insegnare l'onestà, il rispetto, l'amore per la Patria e le istituzioni ecc. quando proprio ogni giorno, i media ci offrono spettacoli aberranti di qualsiasi genere?


Come posso insegnar loro ad essere educati e rispettosi, quando siamo costretti a vedere e sentire i nostri rappresentanti politici, scalciare come tanti tori nell'arena per il loro posto al sole e venire spesso insultati per le nostre scelte e motivazioni politiche?


A non odiare la scuola (perché a questo punto siamo arrivati, purtroppo), perché sta diventando una prigione senza catene che non inculca più null'altro che nozioni che si perdono nei meandri affollati. Come spiego che molte cose che io studiai trent'anni fa, le ricordo ancora e loro non ricordano nemmeno quelle dell'anno scorso? Io ho usato pochi libri e li ho divorati ingorda di sapere e conoscere perché non avevo enciclopedie ed internet era ancora un miraggio. Ora, già alle elementari studiano programmi pesantissimi ed ingarbugliati, che fanno stancare togliendo momenti allo svago di cui anche l'organismo ha bisogno. Passano intere giornate sui libri. Certo ci sono anche le eccezioni che non vogliono saperne della scuola, ma io parlo dei miei figli e sono certa che molte mamme si ritroveranno in questi miei pensieri.


State creando un popolo di eterni studenti che forse non sapranno mai nulla o poco della storia, geografia, matematica (tanto c'è internet), che invadono le città coi loro motorini rombanti e i telefonini, armi a doppio taglio; che non ascoltano più nessuno convinti di essere dei piccoli despota, creati dalle vostre leggi.
Arroganti di presunti diritti pur di stare a casa senza collaborare in nulla, magari fino a tarda età perché il lavoro non c'è o non si addice alle loro aspettative...

Sì, caro Presidente, sono all'antica perché ricordo bene che appena uscivo da scuola facevo in tempo a mangiare un panino, o addirittura lo mangiavo per strada, e correvo dai miei in campagna ad aiutarli anche se non mi piaceva ed odiavo quella vita. Ricordo il rispetto che avevamo per i più grandi e soprattutto per i maestri e professori a cui mai ci siamo permessi di dare del "Tu"...e ai nonni davamo del "Voi"...
Quando entrava qualcuno in classe ci alzavamo tutti a salutare e se il maestro diceva basta, era "basta".
Oggi so di studenti che ridono in faccia ai professori, li prendono in giro, li ricattano, li malmenano e non ascoltano più nessuno, senza contare il bullismo che ne è nato e gli atti di vandalismo. Non esiste più un monumento che non sia sfregiato dai loro scarabocchi e le aule scolastiche sembrano indossare il costume dell'inciviltà più assoluta...in eterno ormai...
Una cosa che ripeto sempre ai miei figli è che i nostri avi, ci hanno lasciato tesori inestimabili, noi, ai posteri lasceremo spazzatura e scorie radiottive sepolte.
Accampano solo diritti e noi genitori non sappiamo più come muoverci per paura delle istituzioni, ma uno sculaccione, che io sappia, non ha mai fatto male a nessuno, anzi! Ecco allora il risultato.

La delinquenza minorile, il fumo in tenera età, il bullismo, la droga...sono questi i mali odierni e nessuno fa nulla perché ormai è una via senza ritorno. Vorrei essere ottimista, ma non posso.


Parliamo del lavoro? Tutti studenti, magari laureati con immani sacrifici e poi?
Una volta s'imparavano i mestieri, anche per passatempo, in estate, e magari diventavano dei veri lavori. Oggi, nessuno prende più apprendisti fino ad una certa età e i disagi, gli stipendi elemosina, li sappiamo tutti...poi ci lamentiamo che non abbiamo più artigiani. Nella società del tutto perfetto a tutti i costi, è diventato tutto imperfetto e senza soluzione.

Ascoltando certe notizie che fanno inorridire, ho come l'impressione di essere arenata.
Sì, aivoglia a parlare di progresso ed innovazioni. L'uomo sta diventando un automa inghiottito dalla scienza e non se ne rende conto nella sua smania di presunto sapere.
Il potere dà alla testa, i soldi sono diventati pericolosi e mentre c'è una fetta di popolazione che vorrebbe un futuro più stabile, altri osservano ghignando sulla pelle dei lavoratori che cercano d'arrabattarsi alla meno peggio.


Che Patria è la nostra?
Se sento che ci sono delle persone che rinnegano il passato solo perché non l'hanno vissuto ed oltraggiano il tricolore che gronda sangue e Lei lo sa benissimo molto più di altri, avendoli vissuti certi periodi infami.
I nostri figli conoscono l'Inno solo perché si canta allo stadio ed ogni tanto qualcuno muore per una partita di pallone. Non c'è tempo per l'amor patrio se non con miseri balletti e sventolamento di bandiere che non danno nulla ai giovani. Centocinquant'anni ci sono voluti perché spiccasse il volo...non vorrei fosse già il declino. Me lo auguro con tutto il cuore per i figli del futuro.
Ormai ogni festa o ricorrenza è occasione buona per far parate. Tutte belle statuine compite che non sanno nemmeno recitare. Cosa danno in esempi, ai nostri ragazzi?
Parlo sempre in generale, ma mi piacerebbe essere smentita anche se ne dubito.


Caro Sig. Presidente, le mie restano semplici elucubrazioni di casalinga, ma anche di madre preoccupata per il futuro dei suoi figli.
Certo non ho scoperto nulla di nuovo che non si sappia e qualcuno mi taccerà di nostalgica o addirittura di arretrata, ma sono certa che ci sia in fondo un malessere generale che inevitabilmente ci riporta indietro nel tempo, a quando tutto profumava di pulito...

Credo di essere giunta alla fine di questa lunga lettera che sicuramente avrà annoiato qualcuno, ma che mi auguro sia anche stata letta non come semplice sfogo, ma come una speranza.
Sia stata letta tra le righe una voglia di cambiare, di volare alto, di svettare ancora verso la cima e tutti dovremmo diventare provetti scalatori di un'unica cordata, perché uniti si può seguire un'unica strada che inevitabilmente verrebbe migliorata, divisi se ne seguono cento che magari non hanno incroci, disperdendo le forze e la speranza di arrivare alla meta.


Chiudendo ho capito che però continuerò, dall'alto delle mie misere esperienze e soprattutto arrabbiature con la vita, ad inculcare ai mie figli, i principi in cui credo e che mi auguro vengano valorizzati sempre più: onestà, schiettezza senza falsità, orgoglio, dignità e soprattutto rispetto per se stessi, per gli altri, per le cose, gli animali e tutto l'ambiente che ci circonda e che è un dono inestimabile che appartiene a tutti.
Una volta era la scuola che aiutava i genitori in questi duri compiti, oggi la scuola è una torre difficile da espugnare. Gli incontri genitori-famiglia diminuiscono sempre più e bisogna accettare tutto ciò che impone e se qualcuno si rifiuta, viene malvisto.

La cosa che mi fa paura, sa qual è? L'assuefazione a tutto. La rassegnazione che serpeggia sinuosa come un grosso boa guardingo che pian, piano ci stritolerà nelle sue spire se non cominceremo a svegliarci da questo torpore.

Penso, quindi che Lei, sig. Presidente della Repubblica Italiana, (lungi da me il volerLe dare consigli, ma è un mio pensiero), essendo la figura di maggior spicco, della nostra Patria, dovrebbe essere più presente nelle scuole italiane costruendo un filo conduttore che leghi tutti gli studenti alla sua figura per trarne forza ed ostinazione per credere in un cambiamento positivo e duraturo nel tempo. In primis insegnare e valorizzare il rispetto che è il padre di tutto.

Sono davvero giunta alla fine e non so che fine farà questa lettera. Sicuramente rimarrà uno dei miei tanti sfoghi, ma bisogna pur vivere di speranza, altrimenti, veramente sarebbe la fine di tutto ed io mi auguro ed auguro ai nostri figli, che abbiano veramente la forza e la ferma volontà di cambiare questo nostro Paese in meglio, perché il passato non sia stato vano.

Auguri Italia!


Scritto da Anna Maria Chiapparo oggi, 17 giugno 2011

Lunedì, 13 Giugno 2011 15:13

13 giugno S. Antonio da Padova

Di S. Antonio e dei suoi miracoli sappiamo un pò quasi tutti. Un santo giovane e deciso nel suo intento. Di famiglia nobile scelse di lasciare gli agi e partì alla volta dell'Africa a fare il missionario, ma Dio aveva scritto per lui altre avventure e la nave su cui viaggiava naufragò in Sicilia. Qui, ammalato di malaria fu curato dai francescani del luogo e cominciò così a sentir parlare di S. Francesco finchè non fu spinto a conoscerlo meglio. Si dice che non s'incontrarono mai, ma come Francesco anche lui diventò un predicatore instancabile che riuscì a tener testa anche ai più potenti. Visse per molto tempo su un noce in una baracca che divenne il pulpito da dove predicava. Fu confessore instancabile e viaggiò molto. Operò molti miracoli già in vita di cui furono molti i testimoni.

Si narra che una mula s'inginocchiò davanti al Santissimo dietro suo ordine ed anche i pesci uscirono dall'acqua per ascoltare le sue prediche. Davanti ad un avaro disse che costui non aveva cuore e veramente il suo cuore fu trovato nello scrigno dove custodiva i suoi averi. L'immagine più bella e dolce di S. Antonio, lo raffigura con Gesù Bambino in braccio. Il Bambinello lo andava spesso a trovare di notte rischiarando a giorno l'umile rifugio tra i rami dell'albero dove viveva. Nessuno seppe mai i loro discorsi, ma una notte il conte Tiso, fu attratto dalla luce e si dice che vide il Bambinello nell'intento di accarezzare dolcemente la guancia del Santo mentre studiava chino sulla Bibbia da cui traeva la forza per predicare. Per i tanti miracoli operati in vita fu canonizzato già l'anno dopo la sua morte avvenuta il 13 giugno 1231 a soli 36 anni. Fu il santo più rapidamente canonizzato di tutta la storia e 32 anni dopo, in una traslazione, la sua lingua che tanto aveva diffuso il Vangelo, fu trovata ancora intatta. Le sue spoglie riposano nella basilica a lui dedicata a Padova. Fu proclamato dottore della chiesa ed è il santo più venerato al mondo.

Innamorato di Maria, credeva fermamente nella sua ascensione al cielo.

S. Antonio è conosciuto e venerato in tutto il mondo e non esiste paese o città che non abbia una sua effige.

Nell'iconografia è rappresentato quasi sempre col Bambino in braccio, la Bibbia aperta e un giglio simbolo di purezza.

Come da tradizione, è famoso "il pane di S. Antonio". Durante le celebrazioni eucaristiche, vengono benedetti i bambini affidati alla protezione del Santo e vengono distribuiti dei panini benedetti.

Non di rado, nei paesi come il nostro, vediamo dei bambini vestiti col tradizionale saio marrone di S. Antonio. Anche questa è un'antica usanza che vede l'affidamento e la protezione del Santo o semplicemente un ringraziamento per grazia ricevuta che ne fanno un ex-voto.

Anna M. Chiapparo 13 /06/2011

/------------------------------/

Ma da dove trae origine la tradizione del pane di Sant'Antonio?

Molte sembrano essere le leggende che si raccontano, ma pare che trae la sua origine da uno degli infiniti prodigi attribuiti a sant'Antonio, negli anni che seguirono la costruzione della sua Basilica a Padova. Jean Rigauld, nella biografia del Santo redatta nel 1293, narra di un prodigio avvenuto a Padova dopo la morte di sant'Antonio: un bambino di appena venti mesi era annegato perché la madre lo aveva lasciato incautamente accanto a un recipiente pieno d'acqua. La donna, disperata, fece voto che «avrebbe dato ai poveri tanto frumento, quanto il peso del bambino, se il Santo lo avesse risuscitato». Il Santo compì il prodigio. Da allora nacque una tradizione chiamata «pondus pueri» (il peso del bambino): i genitori promettevano al Santo tanto pane quanto era il peso dei figli, in cambio della sua protezione. Col tempo si consolidò l'abitudine di offrire del pane in cambio di una grazia accordata. La pratica, un po' modificata, venne istituzionalizzata alla fine dell'Ottocento, quando crebbe l'interesse per le questioni sociali e la sensibilità verso i poveri. Sorse, così, a Padova l'«Opera del pane dei poveri»: in giorni prestabiliti i padri distribuivano il pane e, in seguito, anche altri generi di prima necessità come legna e vestiario. Questa «Opera» funziona tuttora a pochi passi dalla basilica. Sono cambiati i poveri, che oggi sono soprattutto extracomunitari, barboni e pensionati. A chi bussa alla porta, un «buono pasto» o qualche altro piccolo aiuto non lo nega nessuno.

Lunedì, 30 Maggio 2011 10:57

Un sogno di qualche anno fa



Nota:
(Per concludere il mese mariano, mi è venuto in mente di condividere con chi vorrà leggerlo, il ricordo di un sogno di qualche anno fa...
Non c'è nulla di inventato. E' semplicemente un sogno vero che ho fatto in un periodo della mia vita e che ho ancora trascritto in originale)

Ho sempre scritto nella mia vita. Ho scritto qualsiasi cosa mi passasse per la testa. Ricordi, pensieri, sogni, semplici appunti e cose contorte che rimuginavo nella mente, e che, trascrivendole, pensavo mi potessero aiutare a carpirne il significato.

Ho trascritto anche dei sogni che non sono più andata a rileggere, ma che sono ancora impressi e vividi.

Nella mia vita, ci sono stati periodi di fede intensa, periodi di deserti, di piatta, di alta e bassa marea, di vuoto...

Con la preghiera ho ottenuto molto. Sono stata bene più di una volta ricevendo risposte così immediate da mettermi quasi paura.

Sentire una presenza vicina in modo così intenso, è una sensazione meravigliosa che non si riesce a descrivere, ma che auguro a tutti di provare almeno una volta nella vita.

Io quella sensazione l'ho provata più di una volta e tutte le volte ha avuto un senso preciso...nulla accade per caso, e spesso, quel nulla diventa il nostro tutto.

Spesso, è capace di riempire spazi infiniti legandoli con fili ed intrecci così ingarbugliati che al solo pensiero, farebbero impazzire.

Spesso, con un semplice gesto, ti si aprono mondi incredibili, che mai avresti pensato.

Qualche anno fa, come dicevo, ho fatto dei sogni strani, ma sicuramente significativi, che ho pensato di trascrivere in dei quaderni che conservo. Questa sera mi è tornato alla mente un sogno fatto nel 97...

Sono in una via molto affollata, ma non capisco perchè...Chiedo a qualcuno e mi dicono che dentro una casa c'era Maria, la Madonna, e quindi quella gran folla si era riversata per strada.

Mi prende una strana frenesia e un forte desiderio di vederla anch'io, ma sento che sarà impossibile con tutta quella confusione. Rimango lì in attesa in mezzo agli altri con la speranza di vederla uscire, ma non mi agito come tanti che scalciano e spingono per farsi strada. Rimango dove sono pregando mentalmente che Lei esca fuori per almeno vederla, anche da lontano.

Intorno c'è un gran trambusto, vocii confusi e pianti di commozione. Io osservo ed ascolto pensando tra me:<<fa che esca, fa che esca...>> All'improvviso il silenzio. Vedo la folla aprirsi davanti a me in due file e vedo venire avanti una fanciulla vestita di bianco...piccola, minuta, scalza, capelli sciolti scuri. Indossa una tunica arricciata con un elastico invisibile. Non vedo fasce. Sembra volare come una farfalla, tanto si muove leggera. E' di una bellezza indescrivibile, perchè è piena di dolcezza. Sorride guardandomi e s'avvicina a me che sembro impietrita.

Proprio da me viene! Mi abbraccia teneramente e mi dice:<< Io sono la mamma di tutti e voglio bene a tutti>>

L'indomani, al risveglio, mi accorsi che era l'undici febbraio, anniversario delle apparizioni di Lourdes.

Non so descriverlo quell'abbraccio, e non so nemmeno la durata, ma ogni tanto, quando ci penso, come stasera, mi sembra ancora di sentirlo, di viverlo.

Ho pregato nel sogno senza spingere e scalciare e Lei è venuta da me. Chiedete e vi sarà dato. Io sono la mamma di tutti e so i bisogni di tutti anche se non mi vedete...

Queste le conclusioni che ho dato a questo sogno tredici anni fa, e ne sono seguiti altri...

Bisogna convincerci che Maria non è un essere effimero e inafferrabile. Non è un sogno che ritorna da una leggenda che sappiamo da sempre. Non è un mito.

E' semplicemente una Madre amorosa che non aspetta altro che il poterci abbracciare.

Devo ricordarmene più spesso...

(Anna M. Chiapparo)

Martedì, 17 Maggio 2011 17:24

Figli



Come raggi di sole che squarciano

le nuvole.

Come stelle che illuminano

la notte.

Come farfalle che sfidano

il vento.

Come fiumi che corrono

al mare.

Come rondini che cercano

il cielo.

Come fiori che sbocciano

al sole.

Semplicemente figli, che,

ovunque andranno,

resteranno

nel cuore.

(Anna M. Chiapparo 17/05/2011)

dedicata a mia figlia Veronica

Martedì, 17 Maggio 2011 17:12

Figli



Come raggi di sole che squarciano

le nuvole.

Come stelle che illuminano

la notte.

Come farfalle che sfidano

il vento.

Come fiumi che corrono

al mare.

Come rondini che cercano

il cielo.

Come fiori che sbocciano

al sole.

Semplicemente figli, che,

ovunque andranno,

resteranno

nel cuore.

(Anna M. Chiapparo 17/05/2011)

dedicata a mia figlia Veronica

Domenica, 08 Maggio 2011 09:07

Prighiera a Maria



Maria, regina gloriusa

ca du cialu 'ndi guardi amurusa

di nui non ti scordare

mancu quandu non ti venimu a pregare.

Passamu i jornati tra servizza

e 'mbasciati e simu sempa 'ndaffarati.

Ma vui non vi scoraggiati

e o buanu 'ndi pijjiati.

Simu aggianti semplici e lavuraturi

e cumpidamu sempa 'nto Signuri.


Maria, regina in truanu assettata,

cu vui passamu ogni jornata.


'Nta nu quatru o na figura

vi guardamu ogn'ura.

Ogni casa 'ndava una, misa

'mpiattu o 'mpisa e mura.


Maria, stella du matinu,

n'di guardi 'nto caminu.

Maria, sula i menzijuarnu,

'ndi guardi 'nto rituarnu.

Maria, luna i menzannotte,

'ndi vijji tutta a notte.

Maria, matri amurusa,

tu ca si tutta piatusa,


cercandi silensiusa

e guidaci forzusa.


Simu testardi e ai vuati no sentimu,

simu povari e no sapimu.


Senza i tia nenta simu e

i ricchiazzi c'avimu,

pannenta i perdimu.

Anna M. Chiapparo (2008)

Mercoledì, 04 Maggio 2011 19:27

Ave o Maria

Il mese di Maggio, si sa, è da sempre dedicato a Maria.

Come non ricordare allora, quando tanti anni fa, il nostro parroco don Peppino, aveva dato il via al pellegrinaggio nelle famiglie, dell'Immacolata che sta nella nicchia, all'inizio di via S. Maria?

Era una gioia per noi ragazzine d'allora portare la statuetta nelle case dove veniva accolta con tanti onori.

Le padrone di casa preparavano dei bei altarini addobbati di fiori freschi e con le più belle tovaglie del corredo.

Era un'occasione per aprire le case agli amici e ai vicini recitando insieme il rosario e cantando i più bei canti mariani.

Quelli nel nostro dialetto avevano un fascino particolare che ancora rimane nei miei ricordi.

Si creava una magica atmosfera e si stava bene tutti insieme, attorno alla Mamma Celeste che sembrava viva più che mai.

I bambini accoglievano la piccola processione con cestini colmi di petali di rose e tutt'intorno era un dolce profumo che rendeva l'aria più soave. Erano piccole cose, ma erano genuine e fatte col cuore.

Diventata grande e mamma anch'io, anche qui dove abito ho accolto in casa la Madonnina pellegrina per qualche anno.

Cominciavo giorni prima ad organizzare e studiare come fare l'altarino perchè non mi piace lasciare nulla al caso. Tutto dev'essere perfetto, figuriamoci per un'ospite di sì alto grado!

L'anno più bello quando mio figlio l'ha accolta suonando l'Ave Maria col suo sassofono...quanti ricordi.

Ora questa tradizione si è persa e mi dispiace molto. Aldilà del senso religioso che ormai è la nostra unica ancora di salvezza, mi deprime questo chiuderci in noi stessi. Non dialoghiamo più, non ci incontriamo più e ci salutiamo a mala pena anche con i cosiddetti amici. Camminiamo per le strade chiusi come bozzoli che non vogliono spiegare le ali intorpidite.

Molto spesso, ci hanno delusi. La vita stessa si prende gioco di noi che non la sappiamo affrontare come dovremmo.

In questi giorni mariani, mi prende sempre la nostalgia di quei giorni passati a fare catechesi per le case, a dire rosari, a raccontare di noi, a condividere i nostri pensieri e le nostre paure con la guida di dolci suore che sapevano toccare delle corde nascoste... Ogni sera ritornavamo a casa pieni di una gioia diversa che riempiva e cullava l'animo stanco...

Perchè il tempo fa perdere tante cose?

Mi chiedo se non faccia più male vivere di ricordi, piuttosto che creare futuri ricordi...

Possa Maria col suo sguardo squarciare le nostre tenebre.

Domenica, 01 Maggio 2011 11:23

Innamorato della Croce

Siamo da sempre abituati a vedere immagini dell'amato papa Giovanni Paolo II in vari viaggi, in incontri, in discorsi, in omelie...ma quelle che mi colpiscono da sempre sono quelle in cui lo ritraggono col suo pastorale in mano.

La croce di Cristo usata come vessillo di una fede salda, come carta d'identità, come arma, come scudo, come conforto, come bastone a cui appoggiarsi, come amica...

Innamorato della Croce da sempre, l'ha abbracciata con tutto se stesso fino a diventarne una cosa sola.

Croce di messaggio e di speranza, di forza e di liberazione.

Chiave che apre tutte le porte serrate. Soprattutto le porte di tanti cuori induriti.

E mi sembra di rivederlo andare leggero, come spinto dal vento verso la vetta senza la consapevolezza di averla già raggiunta da un pezzo.

Ora tocca a noi decidere se armarci della croce di Cristo per vincere le nostre paure ed anelare la vetta.

Lui il messaggio ce l'ha lasciato in tanti modi, in tanti discorsi, ma soprattutto con la sua vita.

(AMC)

NON ABBIATE PAURA DELLA SOFFERENZA E DELLA MORTE!
Poiché la croce di Cristo è il segno d'amore e di salvezza, non deve sorprenderci
che ogni amore autentico richiede sacrificio. Non abbiate
paura allora quando l'amore è esigente. Non abbiate paura quando
l'amore richiede sacrificio. Non abbiate paura della croce di Cristo. La
croce è l'Albero della Vita. è sorgente di ogni gioia e di ogni pace. Era
l'unico modo per Gesù di arrivare alla risurrezione e al trionfo. è l'unico
modo per noi di partecipare alla sua vita, ora e sempre.
GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai giovani di Auckland – 22 novembre 1986

Domenica, 24 Aprile 2011 00:41

PASQUA



Voli di rondini indaffarate
canti di usignoli
e cinguettii di pettirossi curiosi
che volteggiano felici fino a sera.

Satura l'aria di profumo di violette selvatiche
e aliti di vento portano zefiri di zagare
sbocciate nell' Orto della chiesa.

Salandria, maestosa, verdeggia nei castagni
ammantati di gemme preziose, nascoste
nel segreto delle chiome frondose.

Tutto sembra fremere, volare a mezz'aria
nel dolce risveglio che porta una gioia delicata,
indefinita... ed è Pasqua!

Pasqua silenziosa di sepolcro
come inverno buio e triste...

Pasqua gioiosa di vittoria di vita
che vince la morte e si scatena
nel tripudio festoso di campane allegre.

Malamotta altezzosa nasconde botti irruenti
che sanno di festa che allarga il cuore
mentre osserva silenziosa l'incontro
della madre.

(Anna M. Chiapparo)

Pagina 8 di 10

Lock full review www.8betting.co.uk 888 Bookmaker

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua navigazione. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di più leggi la Cookie Policy.