In America

EMIGRAZIONE IN AMERICA
DI VALERIO COLACI CON LA COLLABORAZIONE DI DOMENICO GIOFRE'

Quante persone hanno dovuto dire addio alla propria famiglia, agli amici, alla propria casa al proprio paese, alle sue strade, ai suoi panorami, ai suoi colori, ai suoi sapori. Partire per un paese straniero, senza conoscere la lingua e con pochi soldi. Una storia che si ripete nei secoli, coinvolgendo le diverse generazioni. Una storia spesso a lieto fine, ma non bella. Una storia, comunque, vera. Storia da raccontare, affinché le nuove generazioni conoscano i sacrifici dei padri, nella speranza che un giorno le cose cambino ed esse, questi sacrifici non li debbano fronteggiare. È la storia dell'emigrazione nel nostro paese, una storia infinita che, a tutt'oggi, sembra non voler ancora scrivere il suo ultimo capitolo.

Come tutte le Regioni dell'Italia meridionale, la Calabria ha dato, e dà tutt'ora, all'emigrazione il suo grande tributo. Nel computo di tale tributo, ovviamente, vanno inclusi tanti acquaresi i quali, ad iniziare probabilmente dalla fine dell'800, hanno dovuto lasciare il loro paese per prendere la via dell'emigrazione.

È difficile descrivere con precisione l'andamento dell'emigrazione di un piccolo paese come Acquaro, perché i dati che si hanno a disposizione sono per lo più dati generali che, come minimo, riguardano l'intera regione. Ciononostante, in base ai racconti ed anche a delle semplici supposizioni logiche, abbiamo tentato di realizzare questo lavoro che non vuole essere né scientifico né esaustivo, ma mira alla ricostruzione per grandi linee del fenomeno dell'emigrazione acquarese, inserita nel più vasto contesto dell'emigrazione provinciale, regionale, del sud e dell'intera nazione.


UNITA' D'ITALIA E QUESTIONE MERIDIONALE

La storia dell'emigrazione calabrese inizia dall'unità d'Italia. Prima dell'unità, per volontà piemontese, il Regno delle 2 Sicilie era tra i più vasti e potenti Stati d'Italia, con una florida agricoltura che alimentava commerci in espansione, ed un buon livello di sviluppo industriale. C'erano stabilimenti siderurgici, cantieri navali, fonderie (Ferdinandea, ad esempio) fabbriche d'armi (Mongiana è sorta intorno alla sua ferriera), stabilimenti tessili ed altro che davano lustro all'economia del regno.

Inoltre, l'Unità portò con sé anche un nuovo sistema di tassazioni che raccoglieva introiti da tutte le regioni, ma non li divideva poi equamente (succedeva un po' quello che lamenta oggi, al contrario, Bossi). Si veniva a delineare così, quella che è a tutti nota come QESTIONE MERDIONALE con cui si indica, appunto, l'emergente divario tra le due Italie.


ESPANSIONE DEMOGRAFICA

A ciò si aggiunse l'espansione demografica che, a partire dal 1860, ebbe luogo in tutta Italia, e contribuì a mettere in condizioni sempre più critiche la già incerta economia del Sud, dove l'offerta di lavoro superava la domanda.

Venivano create le premesse perché la mano d'opera del Sud divenisse esercito di manovra per servire il grande disegno capitalistico italiano e mondiale.


FLUSSI MIGRATORI

Era quasi regola che altri compaesani seguissero la corrente migratoria aperta da quanti, più innovatori e avventurosi, avevano già varcato l'oceano, magari richiamati da essi o, comunque, invogliati dalle lettere che indirizzavano a casa, testimoniando successi raggiunti all'estero ed influenzando il flusso emigratorio. Inoltre, l'Italia, che non è mai stata in grado di prevedere valide politiche di crescita delle aree depresse, incoraggiò tali richieste e, dunque, l'emigrazione, la quale risolveva anche il problema dell'eccedenza di manodopera interna ed era una valvola di sfogo contro le tensioni sociali.

Ciascun flusso deve essere considerato come quello prevalente in quel periodo. Comunque non e' detto che altri non sceglievano altre mete. Così come, il passaggio tra un flusso ed un altro, si determina attraverso delle sfumature per cui, il flusso verso una destinazione si conclude gradatamente e gradatamente inizia quello verso un'atra destinazione.


EMIGRAZIONE PROVVISORIA

L'emigrazione, anche quella oltre oceano, è sempre stata comunque vissuta come provvisoria. Almeno da coloro che partivano da soli, senza portarsi dietro la famiglia.

Il sogno di diventare ricchi e importanti, per poi tornare al paese natio e riscattarsi da anni di privazioni e umiliazioni, era inseguito dalla maggior parte di coloro che emigravano. Molti ci riuscivano. Altrettanti no, e mettevano su famiglia nella nuova patria, richiamando la moglie rimasta ad Acquaro o sposando una donna del luogo o, accadeva spesso, anch'essa emigrata chissà da dove.


IL PRIMO FLUSSO

Nel primo periodo, compreso tra la fine dell'800 ed il periodo antecedente la seconda guerra mondiale, le destinazioni privilegiate erano quelle oltreoceano, in particolare LA MERICA, termine con cui s'indicava sia l'AMERICA LATINA (ARGENTINA, BRASILE, VENEZUELA), che quella del nord, CANADA E USA.

L'Argentina, ad esempio, ha accolto molti nostri compaesani soprattutto della frazione Limpidi, stabilitisi a Buenos Aires. Qui, con alcuni provvedimenti presi dal governo, si assegnavano gratuitamente terreni a giovani coppie di agricoltori, a condizione che vi costruissero una casa, vi risiedessero e li coltivassero. Queste condizioni erano più che accettabili per i braccianti agricoli che erano allora in cerca di lavoro, e ciò spinse molti a muoversi per tentare la fortuna in Argentina.


POCHE INFORMAZIONI

È da dire che, aldilà di nozioni generali, le informazioni che siamo riusciti a raccogliere nel nostro paese sulle destinazioni americane sono poche o nulle. Ed il motivo è semplice. Essendo questa un'emigrazione dei primi del '900, i compaesani che sono emigrati verso tali paesi e che, dopo aver fatto fortuna, hanno deciso di tornare ad Acquaro, non ci sono più, sono morti.


ROTTE USA

Comunque, per ciò che riguarda gli Usa, qualcosa d'interessante siamo riusciti a recuperarla. Il porto di partenza per questa destinazione era NAPOLI, da dove la nave salpava, attraversando il MEDITERRANEO e toccando i porti di ALGERI (nel NORD AFRICA) e ALMERìA (nella SPAGNA ANDALUSA), per poi imboccare, da GIBILTERRA, l'OCEANO ATLANTICO, procedendo dritto verso NEW YORK, città d'approdo.



NAVI USA

Le navi si chiamavano:

"CITTA' DI NAPOLI": la più vecchia, come anno di costruzione (1871), su cui abbiamo rintracciato degli acquaresi (Pietro De Lorenzo, Domenico Pitisano). Fu costruito dal cantiere HARLAND & WOLFF DI BELFAST per conto della White Star Line che, alla fine del 1902, lo rivendette alla Compagnia La Veloce che lo riadattò per il trasporto di 1.424 passeggeri di terza classe.
"NORD AMERICA": costruito nel 1882, fu dapprima usato per il trasporto del tè dalla Cina e divenne famoso per la velocità delle sue traversate. Nel 1883 la Compagnia di Navigazione La Veloce lo acquistò allestendolo per ospitare 90 passeggeri in prima classe, 100 in seconda e 1.223 in terza. Nel dicembre 1908 fu utilizzato per curare ed ospitare i sopravvissuti del terremoto di Messina. Nel 1909 fu trasformato in nave da carico. È quello su cui abbiamo rintracciato più acquaresi, ben 21: Rottura Felice, Malvaso Giuseppe, Galati Domenico, Montirosso Pasquale, Rottura Gerolamo, Acquaro Vincenzo, Salatino Giuseppe, Iaconis Gabriele,D'Antona Pasquale,Cirillo Pietro, Malvaso Domenico, Scarmozzino Nicola, Scarmozzino Bruno, Rottura Pietro, Luzza Matteo, Iaconis Nicola, Fermo Filippo, Cosentini Vincenzo, Malvaso Francesco, Talomo Giovanni, Zappone Antonio.

PRINCIPE DI SICILIA": costruito nel 1889 per conto di Mala Real Portugueza, bandiera portoghese, venne nominato Mocambique e nel 1898 Alvarez Cabriel. Venduto alla Principe Line nel 1902, fu ribattezzato il Principe di Sicilia. Nel 1909 fu ceduto alla Trasports Line, bandiera britannica, che lo utilizzò sulla rotta Rotterdam-New York. Su esso misero piede: Barilaro Giuseppe, Scarmozzino Pasquale, Talomo Natale, Lamanna Domenico, Malvaso Vincenzo, Malvaso Raffaele, Scarmozzino Domenico, Crupi Francesco.

"GIULIA": costruito nel 1904 da Russell & Co., in Scozia per conto della austro-americana Line, bandiera austriaca. Nel 1919 fu acquistato dalla Unione di navigazione SA di Trieste e nel 1920 dalla Cosulich, societa' di navigazione triestina. Successivamente venne convertito in una nave cargo. Distrutto da una mina nel 1918. Acquaresi a bordo: Malvaso Vincenzo, Malvaso Raffaele, Scaramozzino Domenico Antonio, Tedesco Antonio, Crupi Francesco, Scaramozzino Giuseppe, Lamanna Domenico, Talomo Natale, Scaramozzino Pasquale.

"EUROPA": costruito nel 1906 dai Cantieri Navali Siciliani di Palermo per conto della Compagnia La Veloce di Genova. Nel 1922 passò alla Navigazione Generale Italiana che lo utilizzò sulle rotte per il Sud America. Acquaresi a bordo: Gagliardi Vincenzo, Cosentini Giuseppe, Tascone Giuseppe, Tascone Pasquale, Schiavello Domenico, Giofré Diego.

"VENEZIA": costruito nel 1907 in Inghilterra per la FABRE LINE, compagnia di navigazione francese, poteva trasportare 1880 passeggeri, 1800 dei quali in terza classe. Su esso giunse a New York Giuseppe Crupi.

"AMERICA": costruito nel 1908 dai Cantieri NAVALI RIUNITI DEL MUGGIANO, LA SPEZIA, per conto della COMPAGNIA DI NAVIGAZIONE LA VELOCE DI GENOVA, Nel 1912 fu venduto alla società NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA iniziando nello stesso anno i viaggi sulla linea Genova - Napoli - New York – Filadelfia. Nel '23, il biglietto per la terza classe aveva avuto un incremento di 50 lire rispetto al '21, passando a 1650 più 8 dollari allo sbarco.
"OCEANIA": vapore della "LA VELOCE LINE", costruito nel 1909 e rinominato, nel '12, "STAMPALIA", Trasportava 2500 passeggeri, 2400 in terza classe. Su di esso viaggiò Francesco Crupi.
"PRESIDENTE WILSON": costruito nel 1911 dal Cantiere Navale Triestino di Monfalcone per conto dell'Austro American ine di Trieste. Il 13 giugno 1914, al ritorno dal viaggio Trieste - New York, rimase in disarmo nel porto di Trieste per tutta la durata della prima guerra mondiale. Nel 1919, con la cessione di Trieste all'Italia, l'Unione Austriaca venne ricostituita e registrata come compagnia italiana con il nome di Cosulich Line e le sue navi batterono bandiera italiana. Nel 1919 fece il primo viaggio post-bellico sulla tratta Genova-Marsiglia-New York trasportando prevalentemente truppe americane di ritorno in patria. Alla fine del 1925 i motori furono convertiti da carbone a gasolio. Questo piroscafo è stato il più grande, in assoluto, della Marina austro-ungarica e, fino all'entrata in servizio del Conte Rosso (19 febbraio 1922) anche della Marina mercantile italiana. Nel '21 il biglietto di III classe aveva il costo di 1600 lire più 8 dollari allo sbarco. Acquaresi a bordo: Giofré Domenico, Ierardo Pasquale.
"SATURNIA": costruito nel 1924 dal Cantiere Navale Triestino di Monfalcone per conto della Società di Navigazione COSULICH LINE, poi confluita con le sue navi nella nuova Italia Società di Navigazione - Flotte Riunite. Fece il suo ultimo viaggio il 7 marzo 1965. Su di esso viaggiò Crupi Giuseppe.

ELLIS ISLAND
PRIMO CONTROLLO PER PASSEGGERI DI PRIMA E SECONDA CLASSE

Giunti nel continente nuovo, gli emigrati sbarcavano nel porto di New York, dove, i passeggeri con passaporto americano oppure gli stranieri con biglietti di prima e seconda classe, pochi, controllati superficialmente a bordo della nave, potevano sbarcare tranquillamente (la superficialità dei controlli induceva taluni emigrati, che temevano di non essere ammessi in America, a fare uno sforzo in più e comprare il più costoso biglietto di seconda classe).





TERZA CLASSE E BREVE DESCRIZIONE DI ELLIS ISLAND

Il resto dei passeggeri, la stragrande maggioranza della terza classe, veniva prelevato con un'imbarcazione e trasportato in un altro luogo, dove veniva messo in quarantena.

Quel luogo, ubicato nella baia di New York di fronte alla statua della libertà, si chiamava, a si chiama tutt'ora, ELLIS ISLAND, un isolotto alla foce del fiume Hudson, il quale, dal 1892 al 1954, anno della sua chiusura, è stato la frontiera d'ingresso per gli immigranti che sbarcavano negli Stati Uniti, il luogo dove milioni di emigranti furono ispezionati prima di entrare in America. Tra loro, tantissimi acquaresi.


IL TRAGHETTO PER ELLIS ISLAND

Come detto, i passeggeri di terza classe venivano prelevati dal porto di New York con dei traghetti, malconci e sovraffollati, sui quali venivano tenuti per diverse ore, in attesa che la coda al centro di smistamento si smaltisse.

E' facile immaginare le condizioni fisiche e morali di questa fiumana di persone che arrivava dopo un viaggio faticoso e doloroso.


PRIMO CONTROLLO MEDICO E SECONDO
CONTROLLO PER CHI AVEVA PROBLEMI

Ad ELLIS ISLAND ciascun emigrante subiva un primo controllo medico in seguito al quale, chi aveva deformità tali da richiedere un ulteriore esame, veniva marcato con un gesso dietro la schiena (C significava congiuntivite, PG donna incinta, K per ernia, S per età avanzata, X problemi mentali), escluso dal flusso principale ed inviato in un'altra stanza per un esame più approfondito. In questi casi spesso venivano a separarsi dei nuclei familiari, senza che, non conoscendo la lingua, sapessero il motivo di tale separazione.



ISPECTION CARD ED INVIO ALLA REGISTRY ROOM

Ognuno, poi, dopo un'attesa che poteva durare anche giorni, otteneva la cosiddetta ISPECTION CARD con un numero identificativo col quale gli emigrati venivano avviati al Registry Room (Sala di Registrazione) per il controllo individuale vero e proprio, il momento più temuto in quanto la paura di essere rifiutati era grande.








I RIFIUTATI

Per i più sfortunati infatti, ritenuti non idonei, c'era il ritorno sulla stessa nave con cui erano arrivati (nave che aveva l'obbligo di riportarli indietro al porto d'imbarco). Percentualmente gli esclusi erano circa il 2% (che potrebbero sembrare pochi ma, in anni di picco immigratorio, questo numero poteva significare migliaia di individui al mese rimandati a casa).

Molti di questi disgraziati, che avevano affrontato chissà quali sacrifici per acquistare il biglietto, non accettavano questo verdetto e, piuttosto che tornare a casa e palesare il loro fallimento ancor prima di aver iniziato l'avventura nel nuovo paese, si tuffavano cercano di raggiungere a nuoto Manhattan. I tanti che non ci riuscivano arrivavano anche al suicidio.


COLLOQUIO

Passate le visite mediche si passava al colloquio. Nome, luogo di nascita, stato civile, luogo di destinazione, disponibilità di denaro, professione, precedenti penali. La domanda più insidiosa era l'ultima: Hai un lavoro? Occorreva dimostrare di essere in condizioni di lavorare e di mantenersi.

Questo, per cercare di prevenire ciò che sta accadendo oggi anche in Italia, cioè, cercare di proteggere i salari americani dalla concorrenza di manodopera a basso costo proveniente dall'estero.


VIA PER LE STRADE D'AMERICA

Dopo l'ispezione, gli immigranti scendevano dalla Sala di Registrazione per le “Scale della Separazione” (cosiddette, appunto, perché segnavano il punto di divisione per molte famiglie e amici che andavano verso diverse destinazioni).

Ricevevano alla fine il permesso allo sbarco e venivano indirizzati verso il molo del traghetto per New York. Lasciata l'isola, gli immigrati raggiungevano, infine, le stazioni da dove sarebbero partiti per i vari stati americani, da un capo all'altro degli Stati Uniti.


ELLIS ISLAND OGGI

Nel '54, Ellis Island chiuse i battenti. Gli edifici, abbandonati fino alla metà degli anni Ottanta, hanno custodito i microfilm delle liste passeggeri e gli archivi dei servizi dell'immigrazione, vennero ristrutturati nel 1990 ed adibiti a Museo dell'Immigrazione. Un museo che ricrea l'atmosfera del luogo da dove passarono milioni di italiani e tanti nostri compaesani. Oggi, oltre cento milioni (40 per cento della popolazione) di americani possono far risalire la loro origine negli Stati Uniti a un uomo, una donna o un bambino che passarono per la grande Sala di registrazione a Ellis Island. Chissà quanti acquaresi.

C'è un interessantissimo sito web (www.ellisisland.org) dove, chiunque abbia un parente emigrato negli States, che sia passato da Ellis Island, e ne conosca la data di partenza, può visualizzare la scheda compilata contenente tutti i dati della persona interessata.

Questo, era ciò che dovevano affrontare i nostri compaesani che si recavano in America inseguendo il sogno di una vita con meno stenti, rincorrendo la scia della speranza di un domani migliore per loro ed i loro figli.


Nota: Questo testo è stato scritto in occasione della Festa degli Emigrati del 2008.

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