Acquaro e dintorni:

I luoghi della memoria

di Giovanni Luzzi

Questi luoghi-paesaggio sono riposti nei tanti cassetti della memoria che, di tanto in tanto, chissà come, chissà perché, apriamo, osserviamo e richiudiamo; così facendo seguiamo semplicemente le tracce che, nel tempo, i luoghi del vissuto lasciano in noi.

A
ABBRUZZU
ACQUA JHIANCA
AGGHJIONA
AGRISTINU
ALÚ
AMATA
ANGIALIARI
ANNIASI
ANTONA
ARGHILI
ARICEJIA
ARIOLA
ARUSU

B
BANDISTA
BARRACCHI
BENAGGIA
BETTAREJHIA
BRUTINI
BUCCAFURNU
BURRUNI

C
CAMMARA
CAMMARINU
CAMPAGNUALU
CAMPICIAJHIU
CAMULIA
CANDILA
CANNÀLE
CANNALETTA
CANNAZZI
CARCARA
CARIU
CARRÀ
CARRENTINU
CARRUOTTU
CARVARIU
CASTAGNARIAJHI
CASTIAJHIU
CATALANU
CAVURA
CENTUMASE
CERASANU
CESARU
CHIANA DI LU MULINU
CHIANI
CHIUSA
CIANCI
CIARZI
CICIARU
CILATEJHIA
CILLANDRIA
CIRUBINU
COCCALU
COLACCHIO
COLACI
CONDINU
CORNARIA
CORVANU
COSTAREJHIA
CRAGHJIU
CRUCI
CRUCIFISSU
CUARTICA
CUCCU
CUFÙ
CUNDUFURU
CUNDURIAJHIU
CUOCU
CURTISI
CUTURI

D
DIAVULOMANI
DONNANTUANI
DONTANI
DUI VAJHIUNA

F
FAVIERI
FAGU DU' 'RRE
FAJHIÀ
FAZZARI
FELLARI
FERRUZZEJHIA
FIMMANEJIA
FUNTANA VECCHJA
FURNARU
FURNIAJHIU

G
GAJIETTARU
GAJHIAJHIU
GALATI
GALIANU
GALLONE
GARIJHIU
GARUOMPULU
GATTU
GIANNÌ
GIANNOTTA
GIBBIUNI
GIEBBIA
GIRUNI
GRIJHIU
GUARDIA

I
ILICHIAJHIU

J
JHIANCARU
JIARDINU
JIEMMU

L
LAGRUTTI
LISU
LUCCIA

M
MADONNEJHIA
MAGULI
MAJIERÀ
MAJIU
MALAMOTTA
MANETTA
MANGIASANU
MANGIATUREJHIA
MARCARIEJIU
MARINARA
MARTINULI
MARZANU
MASTRA
MASTRU FUANZU
MELIDUANI
MIADICU MARCU
MIESIMA
MIGGHJANÒ
MIGNANU
MINDUANI
MONACHEJHIA
MONACU
'MPISI

N
NAZZA

O
OLIVA
OLIVARIEJI

P
PALAGRINU
PALANGATI
PALUMBARU
PANDEJHIA
PAPÀ
PARDALUSA
PATIEJU
PERRICUNI
PERTUSU
PETRATUNDA
PETRERA
PETRUGNANU
PICEJIA
PIGNARI
PIRU
POGGHJARU
PONTINU
PONTINU I GURRAINA
POTAMI
POTEJHIA
PRIGATUARIU
PRINCIPATU
PRUNARI
PUANTI DU' SORDARU
PUANTI I FIARRU
PUARRU

Q
QUARTERA

R
RINA
RINEJHIA
ROCCEJHIA

S
SALANDRIA
SAN FILIPPU
SANGIANNI
SANGIANNIAJHIU
SAN LORIANZU
SAN MATTIO
SANSINU
SANTU MARTINU
SANTU NICOLA
SARVATURI
SARVEREGGINA
SAVUCÀ
SCIOMÀ
SERRA 'A MIANZU
SERRIATU
SERRICEJIA
SORDARU
SPERANZA
SPISIANU
SPRUJHIA
STINCHI
SUGNATURI
SURITU
SUSU
SUVERARU
SUVERU

T
TICCHITI
TIMPA JHIANCA
TIMPUNA
TONGA
TORNISI
TRIPPIETRI
TRIVVAJHIUNI
TUMERA

U
UARTU 'DA CHIASI
UMBRU

V
VALIERI
VARRANCU
VARTULI
VASCIU
VIGNALI
VILLA
VRAZZARA

Z
ZANGADI

Ognuno di noi, con la propria memoria, si confronta con una pluralità di luoghi per lui rappresentativi. Le diversità di questi luoghi diventano delle sceneggiature esercitative preordinate che fungono da guida agl'itinerari del vissuto; quando tutto questo, per motivi diversi, è condiviso e condivisibile, si entra in una funzione di memoria collettiva. Non basta avere semplici ricordi dei luoghi del vissuto ma, è bene attendere che gli stessi si ripresentino in abiti diversi; in quest'andirivieni d'altalenante memoria visiva, si fissano miti e riti che hanno valori identitari che ci accompagnano per tutta la vita. Quanti modelli della nostra esistenza si mostrano sotto forma di rappresentazioni visive? Ognuno ha la sua storia che è anche compresa e racchiusa nella geografia dei luoghi di appartenenza; noi siamo anche un prodotto inseparabile dai luoghi del nostro vissuto. Richiamare alla memoria un luogo, produce impatti sensoriali che alimentano circuiti emotivi. Le sintonie percettive, che sono causa ed effetto dei ricordi dei nostri luoghi, ci danno, a volte, un grande piacere ma, a volte, anche un dispiacere nell’anima; questi effetti, di fatto, ci fanno interagire con il mondo. Ricordare i luoghi della nostra infanzia è l’anamnesi iniziale per poter entrare, con un valido lasciapassare, nel ventre della nostra storia attraverso caratteristici sentieri. Il ricordo del nostro paesaggio-memoria si confronta inevitabilmente con la realtà a noi circostante dandoci riferimenti coordinati di valori visivi non solo attrattivi ma, anche repulsivi. Come mai io mi ritrovo di più e meglio in una verde collina anziché in un azzurro mare? Il paesaggio vissuto nel ricordo crea sicuramente dipendenza ed è nell’interazione di questa dipendenza con la realtà che si affinano anche i nostri graditi criteri visivi. Le immagini ed i suoni evocati e presenti nei luoghi della memoria ci accompagnano nella quotidianità della vita. Per tutti coloro che si sono allontanati dai luoghi d’origine vale la tirannia nostalgica del paesaggio-memoria. Il ricordare resta disperatamente ed amorevolmente ancorato al tempo ed allo spazio del vissuto e le visioni, incorniciate nelle originarie emozioni, incorporano, oltre al consolatorio incanto, anche la sofferenza languida ed impotente della nostalgia. In questa condizione sentimentale si sprigionano pulsioni mai sopite, liberando tutte le possibili ed immaginabili fantasmagorie che, se ben utilizzate, possono aiutarci a declinare la realtà, farci crescere e misurare con il mondo.

Paesaggio della memoria: ‘U CANNÀLE

 

Amorevoli visioni nel tempo e nello spazio

Acquaro è un piccolo paese della Calabria a ridosso della dorsale appenninica, incuneato sotto le Serre, che si distende a cavallo del fiume Amello che lo attraversa. L’elemento “a c q u a” è una caratteristica fondamentale per entrare in sintonia con una sua visione paesaggistica. Nel paesaggio della mia memoria, rivedo il fiume e gli orti adiacenti (in dialetto “angre” dal latino “ancrae”, “pezzo di terra coltivato vicino al fiume”) come fortemente rappresentativi del sentimento ludico-produttivo del nostro essere. Località "Cannàle", terrazzamenti strappati all’intemperanza dell’acqua, arginati da sassi di fiume, che disegnavano una geometria omogenea ma asimmetrica, con a base triangoli-rettangoli che cingevano l’abitato. All'interno di questa mia memoria visiva, lo scorrere del fiume era inteso come l’elemento sonoro a base del ritmo quotidiano dell’esistenza. Nel mio ricordo, "vajiu all’angra” (vado all'orto) non era percepito come un viaggio fisico, misurabile in tempo-distanza, ma rappresentava, prima di tutto, un trasferimento mentale in una dimensione di piacere creativo. Caratteristico era il sistema per irrigare tutto questo variegato paesaggio produttivo; una ben coordinata canalizzazione dell’acqua, sempre a caduta, che, con sbalzi capillari, si diramava in canali e “cannalette”, raggiungendo anche il più piccolo degli appezzamenti. Il ricordo della veduta di questi luoghi mi riserva la stessa meraviglia che aprire un’enorme, vecchia “cascia” (cassettone). Si vedono vecchi e raffinati fazzoletti inamidati di terra, sovrapposti e disallineati tra loro. Osservo, con ammirazione, il ben ripiegato fazzoletto della coltivazione "dá suriaca" (dei fagioli) con disegnati verdi grovigli di canne con avviluppati enormi foglie e baccelli; adiacente, l’ordinato fazzoletto "di patati" con riprodotti vecchi decori merlati di foglie e fiori bianchi imbellettati di giallo; sottostante, il rifinito fazzoletto "di citrola" che sembra rappresentare la ballata degl' impiccati; soprastante, un tovagliato molto ben curato, sparpagliato di grandi fiori gialli e foglie giganti, trombone ed orecchianti che celano prolifiche famiglie di “cucuzze e cucuzzelle”; ancora l’elegante fazzoletto delle “malangiane” che mi ricordano un convivio funebre, dove tutti, grassocci e lindi, sono vestiti a lutto; in una vicina "lenza" (piccolo terrapieno) ci sono ordinate impalcature di "pumadora" colorate di rossa felicità! E poi, ancora, varietà infinite di "pipi e piparejia": rossi, verdi, gialli, arancioni, a corno ed a cornetto, “a cerasu" e "cerasiajiu", "a pupazziajiu", "a nasca", "a simiggi", "tundulini", "a buttuni" ed a "buttuniajiu", "a lampadina", "a luci 'i candila", "a mazzottiajiu", a "schjocca", "schjocchejia" e “schjocchejiuzza”, "riggitani", "cimaluari", “pé frijhire”,” pé salare”, “pé siccare”,” pé inchjre”, “p'arrustire”, “p'acitu”, “pá resta” e “pé stricare”, “frischi” e “arripizzati”, “duci”, “chi spezzijhianu”, “chi vrusciulijhianu” o “jettanu fuacu”... ahhhhhh che antica e piccante meraviglia!!
Vivi nella memoria anche gli spiritosi profumi d’arancia, limone e mandarino che facevano arricciare le narici mandandole in estasi d'amore!
Ricordo anche forti urla e schiamazzi; dei “gran vastasi ignudi" (ragazzacci nudi) che incessantemente si tuffano, come stessero in una piscina imperiale, sfidando, con fare esuberante e strafottente, la monotonia del gorgo.
Rivedo ancora gigantesche ruote poste a sentinella del fiume che, minacciose ed imperterrite, fanno muovere, ad "acquagiro", la peperina pietra del vecchio e bianco "mulinaru"!
Osservo ancora le nostre mamme lavandaie chine sul canale a sbatter panni, come a ribadir con forza la loro caparbia, candida e profumata identità!
In queste visioni, i soggetti si mischiano, confondendosi, con le tonalità dei colori di tutte le altre forme, compresi gli animati e scroscianti gorgoglii dell’acqua, liquida e limpida anima! Il nome "Acquaro" è una sintesi perfetta "dell'imprinting" che ci caratterizza. L’acqua, per noi “accquaruati", rappresenta il materno liquido che ci protegge e ci nutre. E Limpidi (nome della frazione-borgo)? Completamente privi d'impurità, chiari e cristallini, puri, tersi e trasparenti! Questi aggettivi si addicono anche alla descrizione della tipica cantilena del cadenzato dialetto limpidese.
   Tutte queste “acquatiche visioni” procurano ai nostri sensi degl’innegabili piaceri: alla vista lo scorrere delle eterne armonie; all'udito il ritmato scorrere con tonfi e ritonfi; all'olfatto l’inebriante profumo della vita; al tatto il pulito e fresco bagnarsi; al gusto l’essenza di tutti i sapori della nostra Terra Madre.

Giovanni Luzzi
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Un ringraziamento particolare a Natale Acquaro, Franca Crupi, Ubaldo Doré, Vincenzo Luzza, Elisabetta Luzzi e Pasquale Rosano per aver ricordato insieme questi luoghi ed ancora, non secondariamente, a Vittorio Lingiardi che, con il suo “Mindscapes” Psiche nel paesaggio, Raffaello Cortina Editore, mi ha “suggerito” questo divertimento.

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