Se il turismo "crolla" nelle strade

Nell'entroterra manca la manutenzione: a rischio l'ex Ss 536 e la Sp 74.

Gazzetta del Sud del 28 Agosto 2016

La fine dell'estate, con lo svolgersi di manifestazioni d'intrattenimento un po’ ovunque nelle piazze calabresi, impone una riflessione. Una riflessione su una regione brava a dimostrare il suo innato senso dell'accoglienza ed un po' meno a tutelare il suo territorio e gli autoctoni, che in queste lande vivono dodici (e non solo tre) mesi all'anno.
Sono bravi i calabresi ad accogliere ed a fare festa durante l'effimero periodo estivo. Salvo poi lamentarsi tutto il resto dell'anno perché più di qualcosa non va sul territorio, lacerato da anni di incuria ed abbandono, la cui evidenza è particolarmente marcata nel Vibonese, dove il mare ogni estate è sporco (ma non si è fatto nulla il resto dell'anno per evitarlo), e non vi è una strada percorribile senza scomodare i santi nel calendario. Dal mare alla montagna una situazione drammatica. Ora che, però, l'estate sta finendo e l'euforia sta per esaurirsi, tocca riaprirli gli occhi e fare i conti con la triste realtà dell'abbandono e di un sistema viario al collasso totale.
Ultima arteria in ordine di tempo a destare preoccupazioni è la ex Statale 536, che fa registrare da mesi un forte cedimento nei pressi della frazione Limpidi di Acquaro, con un dislivello marcato e con tanto di traforo nel bel mezzo della carreggiata che fa pensare ad uno svuotamento sotto il manto e presagire un imminente crollo. Poi ci sono la sempre più mulattiera Dasà-Arena-Serra. La Mileto-Dinami. La Provinciale 74, una serie di buche con la strada attorno che poi si congiunge con la 14, la cosiddetta via Mesima, unico indecente imbocco al capoluogo dalle Serre. La medesima 536, crollata da oltre un lustro in vari altri punti.
E parecchie strade costiere non sono neppure messe bene. Per non parlare della stessa autostrada, le cui gallerie, normalmente al buio nel tratto vibonese, con grave pericolo per gli automobilisti, da qualche mese risultano magicamente illuminate. Si vedrà a fine estate se lo rimarranno o se, invece, si sarà trattato di un altro segno della proverbiale accoglienza calabrese. In queste condizioni la domanda che sorge spontanea è: in una simile situazione è proprio necessario tutto questo "canta che ti passa"? Lasciando a parte i fondi stanziati dai comuni e quelli spesi dai vari comitati festa: era proprio necessario che la Regione spendesse quasi sei milioni di euro per il "canta che ti passa" e la promozione di un turismo che, in realtà, poi viene screditato per il doppio da una montagna abbandonata, un mare generalmente poco invitante ed un sistema di strade colabrodo? È obbligatorio essere così accoglienti con gli altri e negligenti con chi sul territorio ci vive? Quante strade si sarebbero potute aggiustare e quanti altri interventi strutturali indispensabili erano realizzabili con quegli stessi soldi? Ma: «i soldi che si spendono in eventi di cultura - è la giustificazione di sempre - sono destinati a quello e non possono essere spesi per altro». E allora teniamoci la cultura nel nulla. Per il resto dell'anno alleniamoci alla solita lagna.

Valerio Colaci

Commenti   

Anna
# Anna 2016-09-18 10:36
Ma ben venga anche la cultura...ma quale, ma come?
Cosa resta dopo l'estate di un evento culturale?
La cultura va curata, accudita, non inventata all'uopo per tappare una serata estiva.
Spero davvero qualcosa cambi...ovunque . Purtroppo tutto il mondo é paese. Si preferisce rattoppare, spendendo il doppio ( ma anche no), invece di aggiustare come si deve. Si sa solo sprecare.
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