Tradizione e identità nei riti del ''Cumbitu''

L'intera comunità ha celebrato la festa di San Giuseppe.

Gazzetta del Sud del 21 Marzo 2017

Complice un'assolata domenica primaverile, ricca presenza all'edizione 2017 del "Cumbitu" di San Giuseppe, tradizionale conviviale che, da secoli, si svolge ogni 19 marzo nella frazione di Limpidi, circa duecento anime che aspettano la ricorrenza con la stessa trepidazione che si ha per una festa patronale. Come in una festa patronale, infatti, c'è aria di solennità, la comunità si raccoglie attorno a un proprio simbolo identitarie e rientrano emigrati da ogni parte: Siracusa, Roma, Milano, Pordenone, Fiumicino. C'erano persino due signore da Buenos Aires, desiderose di rivivere uno spaccato della loro infanzia e di condividerne le emozioni, collegandosi via Skype con parenti e altri compaesani in Argentina. E, poi, partecipanti da Vibo, Gioia Tauro, Acquaro, Dasà, Dinami, Arena e altri centri. Notevoli, per una piccola comunità, le quantità di alimenti acquistate dalle famiglie organizzatrici: 150 chili di broccoli (nella pietà popolare simboleggiavano la verga fiorita del santo); trenta di pasta e venti di ceci (i cui colori, bianco e giallo, raffiguravano il narciso, tipico fiore di primavera); 35 di stocco (un tempo cibo delle grandi occasioni festive); 50 di farina (per le zeppole, a emblema della Natività); 54 litri di salsa. Vivande, dunque, cariche di simbolismo, utilizzate per preparare l'atteso banchetto, benedetto e servito prima ai membri scelti per raffigurare la sacra famiglia e poi a tutti gli altri, che lo hanno consumato nel luogo di preparazione, mentre agli ammalati il cibo, "a devuziuani", è stato portato a casa.
«Perché il "cumbitu" - ha detto li parroco, don Rocco Suppa - è soprattutto questo: un intimo momento in cui la comunità si raccoglie insieme, lasciando a casa inimicizie, individualismi e personalismi. Per il giorno della festa è d'obbligo».

Valerio Colaci

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