San Rocco, la processione si conclude con improperi contro don Saro Lamari

Il parroco: il comitato non formato non per colpa mia ma per le aspre critiche verso chi ne aveva fatto parte.

Gazzetta del sud del 21 Agosto 2018

Zungri, Parghelia e adesso anche Acquaro. Che si tratti di processioni o di iniziative civili, per le ricorrenze patronali non bisogna mai dare nulla di scontato nel Vibonese.
Tant’è che ad Acquaro, domenica sera, si è conclusa nel peggiore dei modi la festa religiosa in onore di San Rocco, archiviata con fischi e male parole al parroco don Saro Lamari da parte di un esiguo numero di fedeli alla fine della processione.
Colpa del sacerdote sarebbe non aver affiancato, per la prima volta da anni, un programma civile a quello religioso, per via, le sue ragioni, della mancata formazione di un comitato civico. Festa, quindi, senza illuminazione, fuochi pirotecnici, banda sul palco e spettacoli di intrattenimento, come lunga tradizione voleva. Solo un piccolo spettacolo di fuochi fatti esplodere a sorpresa da qualche anonimo fedele al passaggio dalla piazza, momento in cui il parroco ha fatto proseguire la processione.
Da qui le contestazioni successive, che hanno raggelato la platea di devoti presenti sul sagrato della chiesa: «Tornatevene a casa, avete rovinato una festa». Ed ancora: «Vergogna, vieni solo a dire la messa, la rovina del paese sei». Queste ed altre le dure parole, accompagnate da fischi, contro don Saro il quale, ristabilita la calma dall’intervento dei carabinieri della Stazione di Arena, che hanno allontanato i contestatori, e rincuorato da un applauso spontaneo al grido di “viva San Rocco”, ha respinto le accuse e stigmatizzato chi «è solo buono a parlare ed a criticare sui social. Sono mesi - ha proseguito il sacerdote - che invito a formare un comitato ma nessuno ha risposto. Se quest’anno non c’è stato il comitato la colpa non è del parroco ma delle critiche, aspre ed ingiuste, contro le persone che negli anni lo hanno formato, accusate anche di furto. Persone che, quindi, si sono tirate indietro, facendo spazio a chi criticava. Ma siccome quelli che puntano il dito non hanno avuto il coraggio di venire, adesso vedete lo show che sanno fare».
Ovviamente la popolazione sulla vicenda in generale si è divisa e la mancata realizzazione della festa è una triste pagina di storia che ha deluso gran parte degli emigrati e dimostrato, come accade sempre più negli ultimi anni, un preoccupante affievolimento di quell’amalgama che è il motore di ogni società civile, la quale, quindi, precipita verso l’apatia e lentamente si spegne. L’episodio in se è al vaglio dei carabinieri, che hanno ascoltato gli autori della contestazione e stanno valutando d’ufficio se si può configurare ipotesi di reato.

Diversi i tentativi fatti
Il malumore da tempo serpeggiava ma, nonostante i numerosi appelli fatti fino ad un mese fa del parroco ed il tentativo infruttuoso condotto da qualche fedele per coinvolgere altri volontari, non si è riusciti a formare un comitato civico che si occupasse della predisposizione di un programma. Troppo impegno e fatica, e, nonostante questo, altrettante le critiche per qualsiasi scelta si sia presa nelle diverse edizioni (fuochi, intrattenimento delle serate di festa, illuminazione, banda, ecc.) per assumersi l’onere dell’organizzazione di una serie di eventi che avrebbero dovuto accompagnare quelli liturgici.

Valerio Colaci

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