"Un amabile e sincero amico di nome Birrì" di Ubaldo Dorè

Era un inoffensivo batuffolino di cotone, un cagnolino di piccola taglia, che più che abbaiare sembrava emettesse sospiri. Volevo mi stesse vicino quando dovevo mangiare e anche prima di andare a dormire.
Mi par di rivederlo quando, con il pelo bianco, bello e pettinato, veniva tutte le mattine a consumare la parte della mia colazione che immancabilmente gli riservavo. Lo rivedo anche nel momento in cui, dimenando la piccola coda, mi guardava con quel suo modo curioso come se fosse in attesa di ricevere qualche mia parola e quando, allo stesso modo di un gattino, si strofinava alle mie gambe come se volesse farmi le carezze.
Ma quel gelido mattino il mio “Birrì” non venne a mangiare la sua “colazione”; non era mai successo prima e, pur essendo ancora in età infantile, immaginai che qualcosa di grave potesse essergli accaduto.
Ne ebbi la conferma più tardi quando vennero a darmi la brutta notizia mio fratello, le mie sorelle e mia nonna, tutti molto turbati in volto.
E qui purtroppo arriva la parte più triste della storia, quella crudele che mi è rimasta impressa nella memoria, quella raccontata da mia nonna per farmi sapere che il mio piccolo “Birrì” non lo avrei più rivisto, che aveva fatto una fine orrenda.
Quando mi tornano alla mente le parole pronunciate in quel momento con un tono di voce commosso e l’atteggiamento particolarmente affettuoso, provo ancora come una sensazione di sofferenza.
Dopo aver poggiato carezzevolmente sulla mia testa una mano, nonna cercò di nascondermi la spaventosa realtà con una pietosa bugia. Ma poi, abbracciandomi e stringendomi a sé, non poté fare a meno di rivelarmi l’amara verità. Con tutta la tenerezza possibile, tralasciate volutamente molte parti, mi disse: “nella nottata abbiamo udito laceranti guaiti e questa mattina abbiamo visto sparsi nella via i suoi resti, pochi miseri brandelli di carne”.
Era stato un lupo l'autore di tale scempio; un lupo che certamente durante la notte, dopo avere tentato inutilmente l’assalto agli ovili, si era avvicinato alla mia abitazione per soddisfare i suoi famelici istinti.
È stato qui che il mio “coraggioso Birrì”, che dormiva nella sua cuccia di tavole posta sotto il balcone - “mignanu” - avrà tentato di opporre resistenza trovando la morte.

Ubaldo Doré